Dove si origina la Cronicità – di Lucia Tommasini

giugno 3, 2017

Dove si origina la Cronicità – di Lucia Tommasini

La cronicità è un fenomeno noto nel tempo e accettato nel significato stesso del termine: ‘malattia persistente nell’organismo priva di manifestazioni acute, ma di difficile guarigione’.
Un tempo il medico constatava uno stato cronico negli individui meno abbienti che non erano stati curati in modo adeguato o per trascuratezza o per mancanza di mezzi economici. Tali condizioni potevano generare uno stato di debolezza che poneva il corpo nella incapacità di alimentare in modo corretto i vari tessuti, generando una carenza con cui l’individuo conviveva. Il fatto cronico pertanto era dovuto alla incapacità del corpo  di curare se stesso.
La scienza, nella sua evoluzione, ha trovato medicine che aiutano il corpo a guarire le sue patologie (in particolar modo quelle di origine organica e traumatica). Si osanna con soddisfazione scientifica, ed economica, ad ogni nuova  sostanza che in laboratorio dimostra di annullare l’elemento patogeno e permette una temporanea remissione e ricostruzione del tessuto interessato.

Queste grida di soddisfazione oggi vanno offuscandosi. L’agente patogeno è diventato più forte e con la sua specifica intelligenza, ha modificato il suo terreno in modo da disporre di rinnovata forza per attaccare quegli stessi tessuti apparentemente curati. Gli studi scientifici si concentrano su un approccio selettivo nella tesi che colpire l’elemento apparentemente causante riduce la patologia. Il comportamento dell’elemento esogeno sembra essere più diretto da cui l’apparente efficacia a differenza dell’elemento endogeno il cui effetto è legato a molteplici fattori. Successivamente potrà anche manifestarsi l’alterazione di un altro tessuto a causa dell’effetto secondario della sostanza esogena in relazione all’effetto diretto. Siamo di fronte a un fenomeno che successivamente potrà produrre cronicità. L’espressione patologica cronica può conclamarsi in relazione al clima, alla metereopatia, alla alimentazione; al comportamento dell’individuo di fronte alle tensioni, dai bisogni generati dai processi di realizzazione individuale. Questi processi sono originati dai bisogni indotti dalle condizioni familiari e sociali e disgiunti dalla consapevolezza dell’io interiore.
La cronicità presenta sfaccettature complesse per lo sviluppo a catena prodotto nell’organismo dalle sostanze chimiche esogene. Si ricerca ancora nella chimica esogena sostanze capaci di modificare lo stato cronico senza peraltro giungere alla guarigione.
Nasce un dilemma perché pacificando la manifestazione che ha assunto carattere cronico, inaspettatamente vediamo sorgere in modo imprevedibile, un fenomeno  di natura simile in altra parte del corpo dove congiunta all’assonanza organico-funzionale, si delinea l’assonanza emotiva. Questo fenomeno non è sempre effetto secondario della sostanza esogena impiegata, ma collegabile alla costituzione, alle precedenti carenze e debolezze, al modo di essere e divenire psicologico dell’individuo che risponde inconsciamente  alla sostanza esogena.

Lo stato di cronicità può esprimere un fenomeno collegabile all’epigenetica, alla trasformazione del DNA, come si è visto con l’assunzione di cibo organicamente modificato.

La Naturopatia è una scienza antica così come è antico il desiderio dell’uomo di conoscere la natura. L’essere pensante si colloca nella natura e ad essa si rivolge per lenire, curare e guarire i problemi fisici che lo colpiscono.
Questo approccio esiste da sempre e anche la scienza ufficiale si è adeguata al programma. In questo quadro c’è un elemento complesso che seppur onnipresente, non palesa caratteri definiti e comunque è oggetto di studio limitato: parliamo del complesso costituito dalla mente, dal pensiero, dalle emozioni. L’equilibrio dell’individuo è determinato dall’armonia delle funzioni del corpo e della mente.
Vediamo il corpo in forma bidimensionale. La tridimensionalità del corpo sfugge alla normale valutazione. Vediamo lo stato patologico di un tessuto, di un organo, non ci interessano i collegamenti che quell’organo ha con le altre parti del corpo, non ci interessa il significato psicologico di quella parte, non riconosciamo il simbolismo legato a quella parte.
Qualunque sia la patologia andiamo alla immediata ricerca dell’antidoto, simile o dissimile, endogeno o esogeno che modifichi lo stato. E quando l’esito è favorevole ci dichiariamo soddisfatti pronti a protocollare: la causa della patologia è rappresentata dell’agente patogeno o dalla alterazione del tessuto per un processo autoimmune e la cura è data dalla sostanza individuata.
La causa che ha permesso all’agente patogeno di insediarsi sul terreno, non sembra essere oggetto di studio perché non ha carattere scientifico.
Il corpo è da lungo tempo oggetto di ricerche. La mente, espressione congiunta delle emozioni che rimontano ai cinque organi di senso, la mente che costituisce il sesto organo di senso secondo la scuola ayurvedica, lo shen secondo la medicina classica cinese, è a dir poco trascurata. Non è stata ancora trovata la sua sede anatomica e non mi pare adeguato collocarla nel cervello anche se sono stati fatti molti sforzi per identificarla in quella sede modificando chimicamente alcune delle funzioni del cervello. Non potendo controllare tutte le cellule che hanno migrato nei vari distretti del corpo e che attuano programmi memorizzati nel tempo, la scienza si è soffermata sulla sede più raggiungibili cercando di modificarne il comportamento.
La scienza ufficiale ci informa che l’individuo rappresenta il microcosmo del macrocosmo. Questa evidenza scientifica sfugge alla comprensione dei più e ne è trascurato il significato. Si dimentica che ognuno di noi è il macrocosmo di ogni cellula che compone il corpo che a sua volta costituisce un microcosmo. E si dimentica inoltre che tutti i fenomeni che si manifestano nel macrocosmo si ripercuotono inesorabilmente sul microcosmo, e viceversa.
Trascurando il rapporto macrocosmo e microcosmo, si è insediato un processo che potremmo definire di potere sulle parti, sugli organi e sui tessuti del corpo. E’ nata l’ipotesi che afferma che la medicina guarisce la malattia, la medicina debella la malattia, la medicina previene la malattia con i vaccini. Non si tiene conto del rapporto che esiste tra le parti, tra gli organi, con le funzioni e con la mente. Non si dà valore alla corrispondenza tra i fenomeni osservabili nel macro con quelli osservabili nel micro.
La salute è una espressione di armonia fisica, ambientale, sociale e la malattia per paradosso introduce un processo evolutivo che eleva il livello di coscienza individuale e a volte, collettivo. La malattia è un fenomeno che esprime stati estremi della psiche. Per rimuovere la malattia occorrono molti strumenti. Gli organi, le funzioni sono il mezzo di comunicazione del disagio della psiche.

I nostri predecessori dell’età della pietra, disponevano di un equilibrio psicofisico basato sugli stimoli della sopravvivenza. I nostri stimoli oggi sono quelli generati dai bisogni materiali e dalla ricerca del potere.
La malattia non trova una sua collocazione se non in senso negativo nella società attuale. La scienza si impegna a cancellarne i segni o sintomi, si dichiara la guarigione e successivamente si presenta la cronicità.
Mantenendo l’approccio che oggi contraddistingue le nostre conoscenze che chiamiamo scientifiche, abbiamo la capacità di correggere le debolezze o l’errata funzione dell’organo o del tessuto con un elemento sostitutivo di origine esogena, e a volte anche endogena. La cura con le sostanze naturali dovrebbe essere infallibile, senza effetti collaterali, si pensa! Malgrado gli esiti positivi ottenuti con l’approccio naturopatico, in un secondo tempo si potrà presentare una cronicità con aspetti vari e forse complessi che perdureranno fino a quando non troveremo la forza di comprendere il messaggio espresso dalla malattia.
Perché si entra nella cronicità? Nella generalità dei casi si guarda al fenomeno malattia valutando l’aspetto chimico, biologico, meccanico. Il processo funzionale è trascurato perché diventa un fenomeno conseguente alla biochimica dell’organo o tessuto.
La funzione dell’organo è il punto di attrazione delle emozioni ed elemento percettivo delle condizioni ambientali. La funzione dello stomaco può essere modificata da una emozione costrittiva che di conseguenza modificherà lo stato biochimico del tessuto gastrico.
Come la nostra mente generando un pensiero può generare una realtà, come dice la fisica quantistica, una emozione non metabolizzata può generare l’alterazione di una funzione organica cui simbolicamente corrisponde.

Tutte le culture delle epoche che ci hanno preceduto, hanno studiato le reazioni del corpo. La malattia è un fenomeno che gli antichi non seppero spiegare se non addossando la causa a forze malevole e alla incapacità di controllo delle stesse da parte dell’individuo. Successivamente abbiamo capito che le forze malevole erano sfaccettature della psiche e abbiamo scoperto che l’origine della malattia aveva carattere psicosomatico.
La cabbala, l’ayurveda, il guyshi, la medicina classica cinese davano grande importanza alla mente quale elemento di congiunzione tra corpo e spirito.

La mente, il sesto organo di senso….
La mente in ayurveda è definita sesto organo di senso perché come tale si comporta, con una differenza rispetto ai cinque organi di senso: non è un organo ma un aggregato delle emozioni non metabolizzate che a loro volta generano un elemento cognitivo indipendente e autonomo nella espressione. Le emozioni non metabolizzate sono all’origine della malattia e della successiva cronicizzazione.

Per aprire un varco in questo compatto fenomeno che non vede sostanze atte a dissiparlo, grande aiuto è dato dallo studio della costituzione umana.
Nelle tradizioni orientali, le caratteristiche peculiari ad un individuo sia dal punto di vista strutturale che funzionale, comportamentale e perfino stellare, danno i connotati della costituzione individuale in cui vivono e si esprimono energie immediatamente collegabili alla natura. Parliamo del Micro del Macrocosmo. Parliamo di Vata, Pitta e Kapha, di Sattwa, Rajas e Tamas. In realtà parliamo del movimento ovvero aria,vata; della trasformazione ovvero fuoco, pitta; della stasi ovvero acqua, kapha.
Parliamo di equilibrio psicologico, sattwa; di volontà di supremazia, rajas; di accettazione passiva, tamas.
Questo quadro generale ci conduce poi agli organi e alle funzioni del corpo.
Il tramite emotivo è individuabile sia nella costituzione fisica che psichica e nei confronti di questa ultima, si deve lavorare in parallelo all’aiuto organico, funzionale e tissutale. Le emozioni, anche quelle che chiamiamo genetiche, danno forma all’individuo.
Si dice che gli animali hanno modificato le loro caratteristiche fisiche in relazione ai cambiamenti indotti dall’ambiente e dai bisogni indotti dalla sopravvivenza.
E questi bisogni che negli animali hanno modificato le strutture corporee, nell’uomo, il vivere i bisogni, non potrebbe aver indotto la malattia?
Friedric Hoffman, nel 700 in Germania, afferma: ‘….la malattia è un tentativo dell’anima per ristabilire l’ordine della vita…’.

La cura dello stato cronico ci pone di fronte ad alcuni quesiti: da cosa deriva questo stato, dal livello fisico o mentale? Soma e psiche sono indivisibili, la dipendenza è palese benché spesso la psiche sfugga ad ogni controllo.
La soppressione del sintomo produce il grido dell’anima, come dice Hofmann.
E’ interessante ricordare il significato di medicina nella cultura degli Indiani d’America. Con medicina non si intendeva guarigione del corpo dalla malattia bensì il potere guaritore che si acquisisce dalla conoscenza dei segreti dell’universo. Il termine medicina ha un significato un poco più restrittivo nella nostra cultura perché intende la scienza che ha per oggetto lo studio delle malattie, la loro cura e la loro prevenzione.
Ogni aspetto del comportamento umano può generare un disagio, un disturbo, una malattia. Il trattamento sintomatico, qualunque sia la sostanza utilizzata, può produrre una cronicità se la cura non prevede lo studio e la soluzione delle origini emotive della malattia. E’ indubbio che i sensi siano cinque e l’origine della malattia risieda nella gamma di espressioni di uno dei cinque sensi. Il numero cinque nella numerologia esoterica rappresenta la molteplicità, il cambiamento, la mutevolezza e l’esplorazione a livello fisico e mentale. Certamente è una pura coincidenza il fatto che noi si disponga di cinque sensi !

In ogni tradizione che ricerca la guarigione, laddove si parla di costituzione ci troviamo di fronte allo studio della struttura fisica, del funzionamento organico e tissutale, e della psiche dell’individuo.
Lo studio del quadro costituzionale consente al naturopata di utilizzare elementi chiave che inducono la riflessione e la consapevolezza dell’assistito in relazione alle cause che hanno generato la sua malattia. Anche il counselling applicato secondo i concetti di olismo, rientra nel quadro naturopatico per la guarigione della malattia e il superamento delle cause che l’hanno generata.
Riprendiamo per un momento la costituzione della tradizione ayurvedica. Tre sono i punti cardine : movimento, trasformazione e stasi. Sono questi tre elementi della vita del pianeta : l’aria, il movimento; il fuoco, la trasformazione; l’acqua, la stasi.
La proiezione di questi elementi sul corpo umano porta il movimento nell’area addominale, la trasformazione nell’area gastrica e diaframmatica, e la stasi dalle clavicole all’apice del cranio. Le gambe hanno la prerogativa del movimento, le braccia la capacità di trattenere, la colonna vertebrale parla di emozioni, sentimenti, azione.

Questa suddivisione appena accennata, vuole essere solo un cenno introduttivo di un argomento esteso e complesso. Nello studio di un individuo sano così come di quello malato, nessun elemento può essere considerato assoluto e conclusivo. La scienza ha condotto a questa illusione che non può essere comprovata.
Le grandi conquiste della scienza hanno modificato le morbosità che affliggevano il genere umano senza annullarle. La risoluzione della patologia sembra avere carattere temporaneo perché la scomparsa del sintomo spesso produce una cronicità consequenziale o altrimenti delle nuove malattie.
Nei trattati di medicina non sembra ci sia spazio per indagare sulla energia, terzo elemento della triade corpo, mente e energia. Vorrei utilizzare il termine energia invece di spirito che potrebbe generare une errata interpretazione essendo spesso collegato a un credo o una religione.
Abbiamo evidenza di questa energia. A volte la ricerca per dimostrare l’esistenza di quanto ricercato, ci spinge oltre i limiti del dimostrabile. Ma l’intuizione è spesso condannata perché l’incognita sfugge al controllo. Einstein diceva che il sapere era il servitore dell’intuito.
Quando io domando ai miei assistiti ‘chi sono?’, la risposta più immediata è il proprio nome, la professione e poi sopraggiunge in loro l’interrogativo su ciò che vorrebbero essere… E quando dico loro che essi sono corpo, mente, energia, mi guardano sorpresi e al contempo compiaciuti!
Il triplice aspetto dell’essere : corpo, materia; mente, emozioni; energia, vibrazione, sfugge alla considerazione del quotidiano fino a quando la malattia conduce l’individuo alla scoperta di se stesso.
Per collegare la triade corpo, mente, energia esiste un mezzo prioritario: la respirazione. Il respiro è fonte e simbolo di vita, è un mezzo di concentrazione, precede la contemplazione, premessa insormontabile alla meditazione di cui tanto oggi si parla anche nell’ambito scientifico.
La respirazione, la contemplazione, la meditazione che possono essere intesi quali elementi della medicina del futuro, non escludono la validità di ogni altro approccio terapeutico. Vari sono i tessuti che compongono il nostro corpo e quando arriviamo al corpo energetico possiamo lavorare solo con un suo simile. Prendiamo come esempio la metodica chiamata ‘balayage des yeux’. Questo approccio oggi collocato nella scienza ufficiale, origina nell’antica tradizione yogica. Con tecnica appropriata l’individuo attiva attraverso il movimento degli occhi una scannerizzazione dei tempi ed emozioni della propria vita con esiti molto interessanti.

La Naturopatia dovrebbe far suo il messaggio dei fratelli Indiani d’America che parlano della medicina quale ‘potere guaritore acquisito dalla conoscenza dei segreti della natura’. Dovrebbe utilizzare quegli elementi presenti nella natura fisica e psichica dell’individuo per curare e guarire. Possiamo ben dire che ogni processo guaritore si realizza grazie alla comprensione e all’utilizzo da parte del malato del mezzo di comunicazione che collega corpo, mente e energia, triade inalienabile, espressione dell’essere e del divenire del microcosmo e del macrocosmo.

A Ippocrate facciamo riferimento quando parliamo di medicina.
Vorrei ricordare che nell’antica Grecia, il tempo aveva tre collocazioni e tre sono gli elementi che compongono l’individuo che a sua volta deve essere collocato nel tempo: Aion, l’eternità; kronos, il tempo nella dimensione passato e futuro; kairos, il tempo in movimento.
Il filosofo Henri Louis Bergson vede in kronos il tempo della scienza, in kairos il tempo della vita. La scienza schematizza i dati per analizzarli e la vita chiede che questi coincidano con la coscienza. Solo la coscienza dell’individuo determina il valore della scienza.
Vorrei in fine ricordare che le interessanti scoperte delle scienze naturopatiche moderne erano già note ai nostri predecessori indiani e cinesi. Noi abbiamo il diritto di riscoprire tutto ciò che fu scoperto e porlo i modo diverso alla moderna conoscenza ma abbiamo il dovere di rispettare e usare appropriatamente quanto ci dona la cultura antica.