La complessità dell’acqua e la complessità della medicina

La complessità dell’acqua e la complessità della medicina

http://www.global-antiaging-medicine.com/wp-content/uploads/Incontro-con-il-Prof.-Elia.mp4 “Siamo ancora ciechi al problema della complessità, mentre solo un pensiero complesso ci consentirebbe di civilizzare la nostra conoscenza. E.Morin” Durante l’Omeofitofestival 2017 il Prof.ELIA, allievo del compianto Prof. Emilio Del Giudice, ci ha parlato della “memoria dell’acqua”, ovvero della possibilità dell’acqua, in forma liquida, di mantenere una “impronta” delle sostanze con cui è venuta in contatto. Fu l’immunologo francese Jacques Benveniste a pubblicare nel 1988, sulla prestigiosa rivista internazionale “Nature”, i risultati di rivoluzionari esperimenti che dimostravano come l’acqua fosse capace di mantenere una memoria/informazione di sostanze in essa disciolte o diluite; tali risultati non solo avrebbero potuto fornire una base scientifica ai principi della medicina omeopatica ma, soprattutto, avrebbero scardinato consolidate conoscenze di fisica, chimica e medicina, costringendo ad una revisione e riscrittura di più nozioni. Nonostante una bocciatura acritica della comunità scientifica, le ricerche iniziate da Benveniste e dai gruppi da lui capitanati proseguirono, incoraggiate dalla curiosità e la voglia di approfondire sia di scienziati italiani che di personalità illustri del mondo della scienza (quali il premio Nobel Luc Montagnier). I risultati sono molto...

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Il microbiota può influenzare lo sviluppo cognitivo nei bambini

Il microbiota  può influenzare lo sviluppo cognitivo nei bambini

Una nuova ricerca, sviluppata presso il Dipartimento di Psichiatria dell’Università della Carolina del Nord, e pubblicato su Biological Psychiatry, dimostra che il microbiota intestinale può influenzare lo sviluppo cognitivo del bambino, I ricercatori hanno analizzato i campioni fecali provenienti da bambini da un anno fino allo sviluppo per determinare la composizione batterica del loro intestino. All’età di due anni alcuni bambini hanno ottenuto punteggi significativamente migliori nei test cognitivi rispetto ad altri. Le differenze sono state trovate in relazione ai cluster batterici che erano stati identificati nei loro microbioti intestinali. Secondo i ricercatori, se potessimo capire meglio quali sono i veri ceppi benefici nella complessa comunità del microbiota per lo sviluppo del cervello, la creazione di terapie specifiche per lo sviluppo cognitivo sarebbe all’avanguardia. Effettivamente questo è un campo di ricerca molto promettente e i passi che si stanno effettuando sono molto veloci. Il primo anno di vita è il periodo fondamentale per la colonizzazione microbica dell’intestino e la fase più rapida e dinamica dello sviluppo del cervello postnatale. L’eventuale concorso di questi processi non è stato testato empiricamente negli esseri umani, sebbene studi sui modelli di roditori forniscano prove convincenti che i microrganismi che abitano l’intestino influenzano il neurosviluppo, in particolare sia i comportamenti esplorativi che comunicativi e sia le prestazioni cognitive. Un certo numero di studi replicati nella ricerca sugli animali ha dimostrato che se si manipola il microbiota, si può influire sul comportamento soprattutto nei primi due anni di vita poiché in questo periodo si presenta sia da parte del microbiota, che dalla componente neuronale, una crescita molto rapida e dinamica. I ricercatori hanno ipotizzato che i campioni del microbiota intestinale si possano raggruppare in gruppi di “somiglianza comunitaria o cluster” e che i bambini con diversi gruppi differirebbero nelle abilità cognitive. Si è visto che le prestazioni cognitive complessive sarebbero più elevate nei cluster con un’abbondanza di microrganismi specificatamente benefici (ad es. Lactobacillus o Bacteroides), mentre quella a bassa diversità alfa (che indica un microbiota meno maturo) sarebbe correlata con una performance cognitiva inferiore. I bambini sono stati successivamente raggruppati in tre gruppi: il Cluster 1 (C1) era caratterizzato da un’abbondanza relativamente elevata di Faecalibacterium, cluster 2 (C2) da un’abbondanza relativamente elevata di Bacteroides e cluster 3 (C3) da un’abbondanza relativamente elevata di un genere senza nome nella famiglia delle Ruminococcaceae. L’allattamento al seno al momento della raccolta del campione (1 anno), il metodo del parto e l’etnia paterna erano significativamente differenti tra i cluster. I bambini in C2 avevano più probabilità di essere allattati al seno all’età di 1 anno e avevano meno probabilità di essere nati tramite parto cesareo. L’etnia paterna in C2 era bianca al 90%; in C3, l’etnia paterna era del...

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Le mandorle e il cioccolato fondente amici del cuore.

Le mandorle e il cioccolato fondente amici del cuore.

   In uno studio pubblicato sul Journal of American Heart Association si è dimostrato che l’introduzione completa in una normale dieta sana di mandorle, di cioccolato fondente e di cacao, può aiutare a ridurre i fattori di rischio per la malattia coronarica. I ricercatori hanno scoperto che l’assunzione di quasi un terzo di tazza di mandorle al giorno – da solo o in combinazione con quasi un quarto di tazza di cioccolato fondente e poco più di 2 cucchiai di cacao al giorno – migliora il tasso dei profili dei lipidi / lipoproteine, in confronto alla dieta americana media priva di mandorle e di cioccolato. Tale dieta ha portato a una significativa riduzione del colesterolo LDL. È importante che sia permesso alla popolazione di avere circa 270 calorie discrezionali al giorno insieme a cibi come mandorle, cioccolato fondente e cacao in maniera tale da conferire benefici per la salute a differenza di altri alimenti discrezionali come cibi ricchi in acidi grassi saturi e poveri di acidi grassi insaturi, polifenoli e flavonoidi. Lo studio ha coinvolto 31 adulti che hanno assunto in maniera combinata o isolata cioccolata fondente, cacao e mandorle con valutazione finale delle concentrazioni dei lipidi, delle lipoproteine e delle apolipoproteine: i pazienti erano in sovrappeso o obesi e con colesterolo totale e LDL elevato (TC, 210,0 mg / dL) (138,3 mg / dL) ma con condizioni generali di salute buono. In questo studio i partecipanti hanno consumato ognuna delle quattro diete per il mantenimento del peso: Nessun cibo “di trattamento” (dieta americana media). Mandorle 42,5 g / giorno (dieta a base di mandorle). 18 g / giorno di polvere di cacao e 43 g / giorno di cioccolato fondente (dieta al cioccolato). Mandorle, cacao in polvere e cioccolato fondente (dieta cioccolato / mandorle). Le diete erano simili, tranne che per la presenza o l’assenza di questi alimenti di trattamento, che spiegavano le principali differenze nel profilo nutrizionale. Ogni periodo di dieta è durato per 4 settimane, seguito da una pausa di conformità di 2 settimane. Rispetto alla dieta americana media, dopo la dieta a base di mandorle i valori del CT, dell’HDL, e dell’LDL sono stati ridotti del 4%, 5% e 7%, rispettivamente. La doppia dieta al cioccolato e mandorla ha ridotto l’apolipoproteina B del 5% rispetto alla dieta americana media. I valori delle LDL sono stati maggiormente influenzati dall’introduzione nella dieta della combinazione di mandorle e cioccolato fondente. I ricercatori sottolineano che questi risultati sono specifici per la popolazione di pazienti adulti in sovrappeso studiati, sovrappeso e obesi con elevati livelli di TC e LDL. Secondo i ricercatori questo studio, molto ben controllato, ha dimostrato che la sostituzione dei grassi saturi provenienti da grassi animali (come...

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OmeoFitoFestival 19 Novembre 2017

OmeoFitoFestival 19 Novembre 2017

Quando la Musica incontra l’Arte del Guarire come le Medicine Non Convenzionali fanno da secoli, si crea una indissolubile e assoluta armonia: quella sana armonia dell’essere che ciascuno ricerca nel quotidiano. Medici artisti e Medici Ricercatori ( anche la Scienza nella sua essenza più vera è Arte) si riuniscono per dare al pubblico una testimonianza e una richiesta di supporto. Saranno sul palco, oltre i musicisti, medici che hanno fatto della ricerca il loro credo di vita: il Prof. Paolo Bellavite, Dal 1984 è stato professore di Patologia Generale presso l’Università di Verona, dal giugno 2017 è in pensione ma continua a svolgere ricerca come cultore della materia. Insegna all’università Ngozi (Burundi) come cooperante. Lui e il suo gruppo hanno sviluppato la ricerca sugli aspetti molecolari, cellulari e farmacologici dell’infiammazione, con particolare riferimento ai granulociti e macrofagi, formazione di radicali liberi e loro tossicità, funzione e patologia piastrinica e sua regolazione. Ha anche sviluppato studi su epistemologia, storia della medicina, ricerca scientifica in medicina complementare, effetti dei composti naturali sui sistemi biologici, farmacologia delle alte diluizioni (omeopatia scientifica), sistemi complessi, e bioetica. E’ autore di oltre 250 pubblicazioni scientifiche, oltre 140 delle quali sono citate nella banca dati PubMed, e diversi libri; il Prof. Vittorio Elia dell’università di Napoli, allievo del Prof. Del Giudice, che attraverso le ricerche sulla “memoria dell’acqua” e dello studio delle proprietà chimico fisiche delle soluzioni estremamente diluite ottenute con un procedimento iterativo di successive diluizioni e succussioni, ha aperto il mondo della Fisica Quantistica nella ricerca omeopatica; il Prof. Massimo Fioranelli, valente cardiologo clinico con ricerche nell’ambito cardio-circolatorio e la dott.ssa Alda Grossi, medico veterinario, con l’esperienza clinico omeopatica sugli animali. Interverrà il dott.Giovanni Gorga, Presidente di Omeoimprese, la”confindustria” delle aziende omeopatiche, che illustrerà le problematiche attuali nel mercato omeopatico. Domenica 19 Novembre al Teatro Vittoria Roma Testaccio ore 20,30 Ingresso gratuito link del...

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Cibi infiammatori e demenza

Cibi infiammatori e demenza

Dei ricercatori americani della Columbia University, ritengono di aver scoperto un pezzo chiave nella comprensione del collegamento tra la dieta e la demenza. Si è collegato un modello dietetico specifico ai marker di infiammazione ematica. Inoltre si è dimostrato che, negli adulti anziani che hanno seguito un simile schema dietetico, il volume della materia grigia cerebrale era minore e avevano peggiori funzioni cognitive visuospaziali. Le persone che consumano meno omega 3, meno calcio, vitamina E, vitamina D e vitamina B5 e B2 hanno più biomarcatori infiammatori. Lo studio suggerisce che i fattori alimentari come pesce, frutta a guscio, acidi grassi polinsaturi omega-3, folati e diete mediterranee sono associati a minori rischi per la malattia di Alzheimer (AD) e una migliore salute dei cervelli negli anziani . Altre prove dimostrano che molti alimenti e nutrienti modulano i processi infiammatori. Questo studio ha dimostrato un’associazione tra livelli aumentati di proteina C-reattiva (CRP) e interleuchina-6 (IL6) e peggiori cognizioni e volumi minori delle cervello. Nello studio effettuato su 330 adulti anziani del progetto Washington Heights-Inwood Community Aging, i ricercatori hanno effettuato scansioni strutturali con MRI e misurato i livelli dei biomarcatori infiammatori, sia CRP  che IL6. I partecipanti allo studio hanno completato un questionario di frequenza alimentare di 61 punti che ha chiesto l’assunzione di sostanze nutritive nel corso dell’ultimo anno. Da queste informazioni, i ricercatori hanno utilizzato un modello statistico per creare il pattern nutrizionale legato all’infiammazione (INP). “L’INP è fondamentalmente una combinazione lineare di 24 nutrienti, ognuno con un peso diverso sull’INP”. I partecipanti allo studio sono stati anche sottoposti a test neuropsicologici che hanno valutato la memoria, il linguaggio, la velocità esecutiva e la funzione visuospaziale. Da questi punteggi di test, i ricercatori hanno calcolato un punteggio medio di cognizione composito per ogni partecipante. Coloro che hanno meno anni di istruzione hanno avuto un INP relativamente elevato. I ricercatori hanno determinato che avere un volume cerebrale della materia grigia più piccola potrebbe aiutare a spiegare perché chi consuma più sostanze infiammatorie ha peggiori cognizioni visuospaziali. Questi nuovi risultati suggeriscono che gli interventi che riducono i marcatori infiammatori possono essere utili. Una volta che  ciò è noto, può essere possibile intervenire, non solo attraverso una dieta più sana, ma forse anche con un supporto...

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