Le mandorle e il cioccolato fondente amici del cuore.

Le mandorle e il cioccolato fondente amici del cuore.

   In uno studio pubblicato sul Journal of American Heart Association si è dimostrato che l’introduzione completa in una normale dieta sana di mandorle, di cioccolato fondente e di cacao, può aiutare a ridurre i fattori di rischio per la malattia coronarica. I ricercatori hanno scoperto che l’assunzione di quasi un terzo di tazza di mandorle al giorno – da solo o in combinazione con quasi un quarto di tazza di cioccolato fondente e poco più di 2 cucchiai di cacao al giorno – migliora il tasso dei profili dei lipidi / lipoproteine, in confronto alla dieta americana media priva di mandorle e di cioccolato. Tale dieta ha portato a una significativa riduzione del colesterolo LDL. È importante che sia permesso alla popolazione di avere circa 270 calorie discrezionali al giorno insieme a cibi come mandorle, cioccolato fondente e cacao in maniera tale da conferire benefici per la salute a differenza di altri alimenti discrezionali come cibi ricchi in acidi grassi saturi e poveri di acidi grassi insaturi, polifenoli e flavonoidi. Lo studio ha coinvolto 31 adulti che hanno assunto in maniera combinata o isolata cioccolata fondente, cacao e mandorle con valutazione finale delle concentrazioni dei lipidi, delle lipoproteine e delle apolipoproteine: i pazienti erano in sovrappeso o obesi e con colesterolo totale e LDL elevato (TC, 210,0 mg / dL) (138,3 mg / dL) ma con condizioni generali di salute buono. In questo studio i partecipanti hanno consumato ognuna delle quattro diete per il mantenimento del peso: Nessun cibo “di trattamento” (dieta americana media). Mandorle 42,5 g / giorno (dieta a base di mandorle). 18 g / giorno di polvere di cacao e 43 g / giorno di cioccolato fondente (dieta al cioccolato). Mandorle, cacao in polvere e cioccolato fondente (dieta cioccolato / mandorle). Le diete erano simili, tranne che per la presenza o l’assenza di questi alimenti di trattamento, che spiegavano le principali differenze nel profilo nutrizionale. Ogni periodo di dieta è durato per 4 settimane, seguito da una pausa di conformità di 2 settimane. Rispetto alla dieta americana media, dopo la dieta a base di mandorle i valori del CT, dell’HDL, e dell’LDL sono stati ridotti del 4%, 5% e 7%, rispettivamente. La doppia dieta al cioccolato e mandorla ha ridotto l’apolipoproteina B del 5% rispetto alla dieta americana media. I valori delle LDL sono stati maggiormente influenzati dall’introduzione nella dieta della combinazione di mandorle e cioccolato fondente. I ricercatori sottolineano che questi risultati sono specifici per la popolazione di pazienti adulti in sovrappeso studiati, sovrappeso e obesi con elevati livelli di TC e LDL. Secondo i ricercatori questo studio, molto ben controllato, ha dimostrato che la sostituzione dei grassi saturi provenienti da grassi animali (come...

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OmeoFitoFestival 19 Novembre 2017

OmeoFitoFestival 19 Novembre 2017

Quando la Musica incontra l’Arte del Guarire come le Medicine Non Convenzionali fanno da secoli, si crea una indissolubile e assoluta armonia: quella sana armonia dell’essere che ciascuno ricerca nel quotidiano. Medici artisti e Medici Ricercatori ( anche la Scienza nella sua essenza più vera è Arte) si riuniscono per dare al pubblico una testimonianza e una richiesta di supporto. Saranno sul palco, oltre i musicisti, medici che hanno fatto della ricerca il loro credo di vita: il Prof. Paolo Bellavite, Dal 1984 è stato professore di Patologia Generale presso l’Università di Verona, dal giugno 2017 è in pensione ma continua a svolgere ricerca come cultore della materia. Insegna all’università Ngozi (Burundi) come cooperante. Lui e il suo gruppo hanno sviluppato la ricerca sugli aspetti molecolari, cellulari e farmacologici dell’infiammazione, con particolare riferimento ai granulociti e macrofagi, formazione di radicali liberi e loro tossicità, funzione e patologia piastrinica e sua regolazione. Ha anche sviluppato studi su epistemologia, storia della medicina, ricerca scientifica in medicina complementare, effetti dei composti naturali sui sistemi biologici, farmacologia delle alte diluizioni (omeopatia scientifica), sistemi complessi, e bioetica. E’ autore di oltre 250 pubblicazioni scientifiche, oltre 140 delle quali sono citate nella banca dati PubMed, e diversi libri; il Prof. Vittorio Elia dell’università di Napoli, allievo del Prof. Del Giudice, che attraverso le ricerche sulla “memoria dell’acqua” e dello studio delle proprietà chimico fisiche delle soluzioni estremamente diluite ottenute con un procedimento iterativo di successive diluizioni e succussioni, ha aperto il mondo della Fisica Quantistica nella ricerca omeopatica; il Prof. Massimo Fioranelli, valente cardiologo clinico con ricerche nell’ambito cardio-circolatorio e la dott.ssa Alda Grossi, medico veterinario, con l’esperienza clinico omeopatica sugli animali. Interverrà il dott.Giovanni Gorga, Presidente di Omeoimprese, la”confindustria” delle aziende omeopatiche, che illustrerà le problematiche attuali nel mercato omeopatico. Domenica 19 Novembre al Teatro Vittoria Roma Testaccio ore 20,30 Ingresso gratuito link del...

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Cibi infiammatori e demenza

Cibi infiammatori e demenza

Dei ricercatori americani della Columbia University, ritengono di aver scoperto un pezzo chiave nella comprensione del collegamento tra la dieta e la demenza. Si è collegato un modello dietetico specifico ai marker di infiammazione ematica. Inoltre si è dimostrato che, negli adulti anziani che hanno seguito un simile schema dietetico, il volume della materia grigia cerebrale era minore e avevano peggiori funzioni cognitive visuospaziali. Le persone che consumano meno omega 3, meno calcio, vitamina E, vitamina D e vitamina B5 e B2 hanno più biomarcatori infiammatori. Lo studio suggerisce che i fattori alimentari come pesce, frutta a guscio, acidi grassi polinsaturi omega-3, folati e diete mediterranee sono associati a minori rischi per la malattia di Alzheimer (AD) e una migliore salute dei cervelli negli anziani . Altre prove dimostrano che molti alimenti e nutrienti modulano i processi infiammatori. Questo studio ha dimostrato un’associazione tra livelli aumentati di proteina C-reattiva (CRP) e interleuchina-6 (IL6) e peggiori cognizioni e volumi minori delle cervello. Nello studio effettuato su 330 adulti anziani del progetto Washington Heights-Inwood Community Aging, i ricercatori hanno effettuato scansioni strutturali con MRI e misurato i livelli dei biomarcatori infiammatori, sia CRP  che IL6. I partecipanti allo studio hanno completato un questionario di frequenza alimentare di 61 punti che ha chiesto l’assunzione di sostanze nutritive nel corso dell’ultimo anno. Da queste informazioni, i ricercatori hanno utilizzato un modello statistico per creare il pattern nutrizionale legato all’infiammazione (INP). “L’INP è fondamentalmente una combinazione lineare di 24 nutrienti, ognuno con un peso diverso sull’INP”. I partecipanti allo studio sono stati anche sottoposti a test neuropsicologici che hanno valutato la memoria, il linguaggio, la velocità esecutiva e la funzione visuospaziale. Da questi punteggi di test, i ricercatori hanno calcolato un punteggio medio di cognizione composito per ogni partecipante. Coloro che hanno meno anni di istruzione hanno avuto un INP relativamente elevato. I ricercatori hanno determinato che avere un volume cerebrale della materia grigia più piccola potrebbe aiutare a spiegare perché chi consuma più sostanze infiammatorie ha peggiori cognizioni visuospaziali. Questi nuovi risultati suggeriscono che gli interventi che riducono i marcatori infiammatori possono essere utili. Una volta che  ciò è noto, può essere possibile intervenire, non solo attraverso una dieta più sana, ma forse anche con un supporto...

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Gli omega-3 prevengono l’invecchiamento cerebrale

Gli omega-3 prevengono l’invecchiamento cerebrale

I risultati ottenuti da due nuovi studi, effettuati dall’Università dell’ Illinois  e pubblicati online l’ 11 maggio e il 2 maggio in  Nutritional Neuroscience e in  Aging and Disease, supportano un ruolo fondamentale per gli acidi grassi polinsaturi (PUFA) nel mantenimento dell’integrità delle strutture cerebrali specifiche che sono alla base dell’intelligenza e della memoria cosiddetta “fluida” e aggiungono un’ulteriore prova che il rapporto tra gli acidi grassi omega-3 e omega-6, in favore dei primi, promuovono un invecchiamento sano del cervello. Lo studio suggerisce che diversi modelli di grassi polinsaturi promuovono degli aspetti specifici della cognizione, rafforzando i circuiti neuronali che sono vulnerabili alle malattie e al declino legato all’età. Nello studio si sono misurati sei tipi di PUFA omega-3 nel plasma, l’intelligenza fluida e il volume della materia grigia nella corteccia frontale e parietale in adulti compresi dai 65 ai 75 anni. Nessuno dei partecipanti era cognitivamente compromesso. I ricercatori hanno poi analizzato le differenti caratteristiche dei PUFA nel sangue e il rapporto tra i modelli nutrizionali e la struttura del cervello dei partecipanti e le prestazioni sui test cognitivi. I risultati hanno mostrato che un modello di PUFA omega-3 composto da acido α-linolenico (ALA), acido stearidonico (SDT) e acido eicosatrienoico (ETE) era legato maggiormente all’intelligenza “fluida”, che indica la capacità di una persona di risolvere problemi che non hanno mai incontrato prima. Il volume totale della materia grigia della corteccia frontoparietale è stata interamente mediata con un maggior apporto di PUFA ω-3. Il modello dei PUFA ω-3 osservati in questo studio riflette l’elaborazione metabolica dei PUFA ω-3 assunti con la dieta. Gli studiosi suggeriscono che l’elaborazione metabolica dei PUFA ω-3 possa conferire neuroprotezione poiché gli acidi ALA, SDT e ETE possiedono effetti neuroprotettori unici o sono convertiti in acido eicosapentaenoico (EPA) e, in misura minore, in acido docosaesaenoico (DHA). Riducendo lo stress ossidativo e l’aggregazione piastrinica, oltre a migliorare la pressione sanguigna e la compliance arteriosa, sia EPA che DHA hanno effetti fisiologici che possono migliorare la salute del cervello.   In un secondo studio, lo stesso gruppo di ricercatori ha analizzato la relazione tra i modelli di PUFA ω-3 e ω-6, la memoria e la microstruttura regionale della materia bianca nella stessa coorte di sani adulti più sani. Questo studio ha rivelato che la memoria dipende da un particolare schema di PUFA di fosfolipidi plasmatici che comprendono una miscela di PUFA di fosfolipidi plasmatici ω-3 e di una minore quantità di PUFA  ω-6. Il fornice è particolarmente vulnerabile all’atrofia della materia bianca causata dalla malattia di Alzheimer e tale perdita di integrità in questa zona è suscettibile ai fattori di stile di vita. L’alimentazione può essere parte di un insieme più ampio di variabili di stile di vita...

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Una dieta povera di sale e acidi grassi saturi per la gotta

Una dieta povera di sale e acidi grassi saturi per la gotta

Una dieta a basso contenuto di sale e ricca in frutta e verdura  e a basso contenuto di carni rosse, può ridurre il rischio di contrarre lo sviluppo della gotta, secondo i risultati di un grande studio di coorte prospettico pubblicato online il 9 maggio sul BMJ. In alternativa, gli individui che seguono una dieta di tipo americana più tradizionale con elevati tassi di carboidrati e di carne, possono avere un elevato rischio per tale patologia. Questi dati suggeriscono che la dieta [Dietary Approaches to Stop Hypertension (DASH)] potrebbe offrire una strategia dietetica interessante che sarebbe utile nella prevenzione della gotta e delle sue comorbidità nei pazienti ad alto rischio con iperuricemia, affermano gli autori dello studio condotto sia a  Boston, che a Richmond, Columbia Britannica, in Canada. Recenti testimonianze hanno suggerito che la dieta DASH riduce i livelli di acido urico nel sangue. La sua composizione è basata sulla  frutta, verdura e latticini a basso contenuto di grassi, ma a basso contenuto di sodio, carne rossa e grassi saturi. È stato dimostrato che riduce il rischio di malattie cardiovascolari, ictus e calcoli renali. Ora gli autori mostrano che un ulteriore vantaggio per seguire una dieta simile a DASH è che può ridurre il rischio di sviluppare la gotta. I ricercatori hanno analizzato dati dietetici su più di 44.000 uomini di età compresa tra i 40 e i 75 anni. Gli uomini sono stati seguiti per 26 anni e completato un sondaggio sulla loro dieta e lo stato di salute ogni 4 anni. I ricercatori hanno valutato le diete degli uomini sulla base delle loro abitudini alimentari DASH o su una più comune dieta occidentale con carni rosse, alimenti trasformati e carboidrati complessi. Le relazioni di studio si sono mantenute anche quando gli autori hanno aggiustato i valori di controllo durante lo studio per altri fattori di rischio che possono contribuire alla gotta, incluso il consumo elevato di alcol, il maggiore indice di massa corporea e l’età più avanzata. Se i trial futuri comproveranno i vantaggi della dieta DASH, la dieta potrebbe essere particolarmente consigliata per i pazienti con gotta che hanno anche ipertensione e malattie cardiovascolari. La dieta DASH, che i pazienti riferiscono  piacevole e facile da seguire, può offrire una salute e una diffusione più diffusa alla dieta a bassa concentrazione di  purine. La gotta è una forma comune e dolorosa di artrite, causata da livelli eccessivi di acido urico nel sangue, che porta alla formazione di cristalli di acido urico nelle articolazioni. A questo punto, i medici spesso trattano la condizione con i farmaci o raccomandano che i pazienti seguano una dieta che sia bassa in carni e altri alimenti ad alto tasso di purine. Tuttavia, una...

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