Dove si origina la Cronicità – di Lucia Tommasini

Dove si origina la Cronicità – di Lucia Tommasini

La cronicità è un fenomeno noto nel tempo e accettato nel significato stesso del termine: ‘malattia persistente nell’organismo priva di manifestazioni acute, ma di difficile guarigione’. Un tempo il medico constatava uno stato cronico negli individui meno abbienti che non erano stati curati in modo adeguato o per trascuratezza o per mancanza di mezzi economici. Tali condizioni potevano generare uno stato di debolezza che poneva il corpo nella incapacità di alimentare in modo corretto i vari tessuti, generando una carenza con cui l’individuo conviveva. Il fatto cronico pertanto era dovuto alla incapacità del corpo  di curare se stesso. La scienza, nella sua evoluzione, ha trovato medicine che aiutano il corpo a guarire le sue patologie (in particolar modo quelle di origine organica e traumatica). Si osanna con soddisfazione scientifica, ed economica, ad ogni nuova  sostanza che in laboratorio dimostra di annullare l’elemento patogeno e permette una temporanea remissione e ricostruzione del tessuto interessato. Queste grida di soddisfazione oggi vanno offuscandosi. L’agente patogeno è diventato più forte e con la sua specifica intelligenza, ha modificato il suo terreno in modo da disporre di rinnovata forza per attaccare quegli stessi tessuti apparentemente curati. Gli studi scientifici si concentrano su un approccio selettivo nella tesi che colpire l’elemento apparentemente causante riduce la patologia. Il comportamento dell’elemento esogeno sembra essere più diretto da cui l’apparente efficacia a differenza dell’elemento endogeno il cui effetto è legato a molteplici fattori. Successivamente potrà anche manifestarsi l’alterazione di un altro tessuto a causa dell’effetto secondario della sostanza esogena in relazione all’effetto diretto. Siamo di fronte a un fenomeno che successivamente potrà produrre cronicità. L’espressione patologica cronica può conclamarsi in relazione al clima, alla metereopatia, alla alimentazione; al comportamento dell’individuo di fronte alle tensioni, dai bisogni generati dai processi di realizzazione individuale. Questi processi sono originati dai bisogni indotti dalle condizioni familiari e sociali e disgiunti dalla consapevolezza dell’io interiore. La cronicità presenta sfaccettature complesse per lo sviluppo a catena prodotto nell’organismo dalle sostanze chimiche esogene. Si ricerca ancora nella chimica esogena sostanze capaci di modificare lo stato cronico senza peraltro giungere alla guarigione. Nasce un dilemma perché pacificando la manifestazione che ha assunto carattere cronico, inaspettatamente vediamo sorgere in modo imprevedibile, un fenomeno  di natura simile in altra parte del corpo dove congiunta all’assonanza organico-funzionale, si delinea l’assonanza emotiva. Questo fenomeno non è sempre effetto secondario della sostanza esogena impiegata, ma collegabile alla costituzione, alle precedenti carenze e debolezze, al modo di essere e divenire psicologico dell’individuo che risponde inconsciamente  alla sostanza esogena. Lo stato di cronicità può esprimere un fenomeno collegabile all’epigenetica, alla trasformazione del DNA, come si è visto con l’assunzione di cibo organicamente modificato. La Naturopatia è una scienza antica così come è antico il desiderio dell’uomo di...

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Polifenoli e infiammazione – Approfondimento

Polifenoli e infiammazione – Approfondimento

Inoltre oggi si è in grado di capire sempre meglio l’origine dell’infiammazione e di misurarne la sua espressione. Con l’aiuto di alcuni test di valutazione dell’infiammazione  da cibo, già disponibili in Italia (come già in Gran Bretagna e Spagna) si possono misurare citochine come BAFF (B Cell Activating Factors) e PAF (Platelet Activating Factor), elementi che consentono di fornire a chiunque una visione più completa della propria condizione infiammatoria. A fronte di questa miglior conoscenza diventa sempre più precisa l’offerta terapeutica, non solo di farmaci, ma anche di nutraceutici naturali di cui viene precisata oggi l’azione specifica su determinate citochine infiammatorie. Il gruppo dei polifenoli comprende i flavonoidi (flavoni e antocianine, tipiche di Maqui e Mirtilli, sono in questo gruppo), gli acidi fenolici (tra cui l’acido salicilico e l’acido gallico), gli stilbeni (di cui fa parte il resveratrolo) e i lignani (presenti in cavoli e broccoli). Tornando alle amate ed efficaci sostanze naturali, che vengano dall’uva, dalla propoli, dal Mais rosso (dotato di importanti azioni di stimolo allo scioglimento del grasso) o dai frutti di bosco (Maqui o Mirtilli che siano), si scoprono quasi ogni giorno nuovi polifenoli in grado di inibire il rilascio di mediatori infiammatori dai leucociti e di ridurre, in modelli sperimentali, le reazioni artritiche (Mossalayi MD et al, Phytomedicine. 2013 Sep 19. pii: S0944-7113(13)00318-8. doi: 10.1016/j.phymed.2013.08.015. [Epub ahead of print]). Nella nostra pratica clinica sappiamo perfettamente che l’uso di alcuni prodotti naturali come quelli indicati supporta la cura delle diverse forme di artrite come di altre malattie croniche, tanto da proporli da molti anni nei percorsi terapeutici specifici che seguiamo in SMA. L’azione dei polifenoli è comunque un’azione generale, di cui oggi arriviamo a conoscere bene il percorso. Lo statunitense Chu ha recentemente pubblicato su Inflammation and Allergy Drug Targets un articolo in cui descrive le diverse azioni di queste potenti molecole (Chu AJ, Inflamm Allergy Drug Targets. 2014 Feb;13(1):34-64), definendo una loro azione di controllo anche dei Toll Like Receptors (TLR); questo significa che queste sostanze agiscono anche sulla modulazione dell’immunità innata. Da questo deriva una inattivazione di NF-kB (Fattore Nucleare al centro di tutte le azioni che generano resistenza insulinica) e una riduzione di tutta la produzione di mediatori proinfiammatori. I polifenoli sono quindi gli elementi attivi di una risoluzione dell’infiammazione e di una modulazione dei processi proinfiammatori. Utilità da sfruttare per il futuro sia per la terapia e la cura che per la prevenzione di molte malattie oggi diffuse. In fondo una tazza di mirtilli, un estratto di Maqui o un concentrato di Mais rosso possono funzionare anche meglio di alcuni noti farmaci antinfiammatori. In modo naturale e soprattutto colorato. Attilio Francesco Speciani MD – GEK srl Clinical Immunologist and Allergy Specialist...

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Sostanze naturali nella prevenzione dell’invecchiamento del cuore

Sostanze naturali nella prevenzione dell’invecchiamento del cuore

FruitFlow un particolare estratto di pomodoro ad attività antiaggregante piastrinica Un nuovo derivato idrosolubile del pomodoro è stato presentato con il nome di FruitFlow e le ricerche cliniche su questo preparato hanno ottenuto dall’EFSA (EU Article 13.5 Health Claim) di poter utilizzare il seguente claim: Fruitflow aiuta a mantenere una situazione normale dell’attività di aggregazione piastrinica, contribuendo a instaurare e mantenere nel tempo un flusso sanguigno sano”. Considerando l’autorevole fonte di approvazione, sicuramente ci troviamo di fronte a una novità importante nel campo dei nutrimenti naturali funzionali e dei loro effetti sulla salute umana. Ormai anche le persone comuni hanno preso confidenza con i valori dei livelli nel sangue dei trigliceridi e quelli del colesterolo in tutte le loro forme cliniche, e soprattutto, la maggior parte di essi ha anche familiarità con il  loro significato sia in un regime di prevenzione che di terapia. D’altronde, numerosi studi clinici hanno scientificamente dimostrato che livelli importanti di Omega-3 (una miscela di EPA e DHA, specifici acidi grassi poliinsaturi) sono in grado di diminuire le concentrazioni nel sangue dei trigliceridi dose-dipendenti, inoltre, possono aumentare la frazione delle HDL e migliorare il rapporto LDL/HDL, (nonché il rapporto stesso Omega6-Omega3). La contemporanea assunzione di Vitamine del gruppo B (B6 e B12 in particolare, e di acido Folico (vit. B9) contribuisce ad abbassare anche i valori dell’omocistinemia, convertendola in un più sicuro amminoacido (L-metionina): ricordiamo che alti valori di Omocistinemia sono correlati con un aumento più che significativo delle patologie cardiovascolari e cerebrali. Infine, l’assunzione regolare di fibre contribuisce positivamente a un abbassamento dei lipidi nel sangue (colesterolo compreso). Il problema dei livelli del colesterolo e dei lipidi in generale non sono però il solo fattore di rischio da prendere in considerazione per una buona prevenzione dell’aterosclerosi: come abbiamo già evidenziato, questa malattia è multifattoriale e combattere uno o due fattori di rischio, sebbene importanti, a volte può non rappresentare una sicurezza dal punto di vista della protezione cardio e cerebrovascolare, statisticamente significativa. Un altro fattore fisiopatologico è da sempre considerato prioritario nella gestione dell’aterosclerosi: l’iperattività piastrinica causata da determinati polimorfismi genetici, o da alcuni stati patologici dell’organismo, ma anche dallo stesso stile di vita  del soggetto in esame. La formazione di aggregati piastrinici con il coinvolgimento di fattori coagulativi di conseguenza è un importante fattore patogenetico in molti disordini cardiovascolari: infatti, l’improvvisa occlusione di un vaso arterioso per la formazione di un tappo trombotico (in mancanza di una rottura del vaso stesso) è l’evento cruciale che induce una carenza di ossigeno, in grado di alterare la funzionalità di organi come il cuore ed il cervello. Le piastrine svolgono un ruolo fondamentale nel mantenimento dell’omeostasi della coagulazione: in condizioni di normalità, le piastrine si muovono...

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