Rallentare l’invecchiamento stimolando l’allungamento dei telomeri

Rallentare l’invecchiamento stimolando l’allungamento dei telomeri

L’accorciamento delle regioni finali dei cromosomi, chiamate telomeri determina i processi di invecchiamento, altrettanto alcuni difetti genetici nella manutenzione e riparazione dei telomeri causano insufficienza midollare, cirrosi epatica e fibrosi polmonare, e aumentano la suscettibilità al cancro.  Su 27 pazienti affetti da queste particolari alterazioni è stato effettuato uno studio prospettico di fase 1-2 con la somministrazione dell’ormone sessuale sintetico Danazolo ( Danatrol ) per via orale alla dose di 800 mg al giorno per un totale di 24 mesi.  L’obiettivo del trattamento era l’attenuazione dell’accelerata erosione dei telomeri. Inaspettatamente, quasi tutti i pazienti ( 11 su 12, 92% ) hanno avuto un aumento della lunghezza dei telomeri a 24 mesi rispetto al basale ( aumento medio, 386 bp ); nelle analisi esplorative, aumenti simili sono stati osservati a 6 mesi ( 16 su 21 pazienti; aumento medio, 175 bp ) e a 12 mesi ( 16 su 18 pazienti; aumento medio, 360 bp ). Risposte ematologiche si sono verificate in 19 su 24 pazienti ( 79% ) valutati a 3 mesi e in 10 su 12 pazienti ( 83% ) valutati a 24 mesi.  Gli effetti negativi noti del Danazolo, come elevati livelli di enzimi epatici e crampi muscolari di grado 2 o inferiore, si sono verificati, rispettivamente, nel 41% e 33% dei pazienti. In conclusione, il trattamento con Danazolo ha portato all’allungamento dei telomeri nei pazienti con malattie dei telomeri. ( Xagena2016 ) Townsley DM et al, N Engl J Med 2016; 374: 1922-1931 Med2016...

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La PCR marker nei disturbi bipolari?

La PCR marker nei disturbi bipolari?

Uno studio molto interessante, della Deakin University School of Medicine, a Geelong, Victoria, Australia, pubblicato online il 9 novembre su Lancet Psychiatry, dimostra come le variazioni dello stato umorale e le condizioni di mania nei pazienti con disturbi bipolari, si accompagnano a livelli di proteina C-reattiva (PCR) elevati, un biomarker di infiammazione nota. Attualmente non ci sono biomarcatori affidabili per il disturbo bipolare, anche se la prova indica la PCR come possibile candidato. Secondo l’ “ipotesi immunitaria”, un aumento di attivazione immunitaria potrebbe essere associato con un certo numero di malattie psichiatriche, tra cui il disturbo bipolare. Per la meta-analisi e la revisione sistematica, gli autori hanno identificato 27 studi, che comprendevano 2161 pazienti con disturbo bipolare e 81,932 persone sane di controllo. La valutazione dei dati relativi alle concentrazioni di PCR ha mostrato che per le persone con disturbo bipolare, i livelli di PCR erano più alti durante i periodi di depressione e, più significativamente, durante la mania. L’aumento delle concentrazioni di PCR non sono state correlate a gravità dei sintomi in mania o depressione; tuttavia, le concentrazioni erano moderatamente diminuite dopo la risoluzione di un episodio maniacale e erano leggermente diminuite dopo un episodio depressivo. Nonostante i medicinali psichiatrici siano stati associati ad un aumento delle concentrazioni di PCR, l’analisi ha mostrato che nei pazienti che assumono farmaci per la mania e la depressione, le concentrazioni di PCR erano inferiori rispetto a quei pazienti che non ricevevano il farmaco. Questi risultati sono in linea con le prove che indicano i precedenti benefici nel trattamento di alcuni disturbi psichiatrici con farmaci anti-infiammatori, come l’aspirina e le statine. Gli alti livelli di PCR sono un ben definito marcatore di rischio cardiovascolare, e l’uso di farmaci come le statine diminuiscono i livelli di PCR e in conseguenza l’incidenza di infarto del miocardio e di ictus. Ciò dimostra di conseguenza come il disturbo bipolare è anche associato ad un aumento del rischio cardiovascolare, che sarebbe un altro motivo per la valutazione di routine del PCR in tale disordine....

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La carenza di vit.B12 in gravidanza conduce ad obesità nella prole.

La carenza di vit.B12 in gravidanza conduce ad obesità nella prole.

Una nuova ricerca presentata alla recente Conferenza annuale della Società Britannica di Endocrinologia, afferma che la carenza di vitamina B12 durante la gravidanza può predisporre i bambini a problemi metabolici come il diabete di tipo 2. In particolare, i ricercatori hanno scoperto che i bambini nati da madri con carenza di vitamina B12 hanno livelli di leptina più elevati del normale. Questo suggerisce che la carenza di vitamina B12 materna può negativamente programmare il gene leptina, cambiando i livelli in cui l’ormone è prodotto mentre il feto cresce. La leptina è l’ormone che segnala la sazietà dopo aver mangiato, e alti livelli sono stati precedentemente trovati nelle persone obese. Questo può eventualmente portare a resistenza alla leptina, ha un contino eccesso di cibo, e a un relativo aumento del rischio di insulino-resistenza, che può a sua volta portare al diabete di tipo 2. Questa è la prima volta che la vit.B12 materna è stato collegata alla leptina, un fattore metabolico di rischio. Quindi la carenza di vitamina B12 materna può influenzare il metabolismo dei grassi e contribuire a questo rischio. La vitamina B12 si trova naturalmente nei prodotti di origine animale, tra cui il pesce, la carne, il pollame, le uova, e il latte, il che significa che la carenza è più probabile in quelli che seguono una dieta vegana. La carenza di vitamina B12 materna a 28 settimane di gravidanza è stata collegata a una insulino-resistenza nella prole e si è inoltre osservato che le madri con bassi livelli di vitamina B12 avevano un indice di massa corporea più elevato (BMI) e avevano più probabilità di avere bambini con basso peso alla nascita e / o livelli elevati di colesterolo. I ricercatori hanno ipotizzato che i livelli di B12 materni siano  correlati con i livelli di leptina in utero, e quindi hanno studiato l’associazione tra i livelli materni di vitamina B12 e di leptina nel tessuto adiposo materno,  nel  tessuto placentare, e nel sangue del cordone ombelicale. Le donne con livelli di B12 inferiori a 191 ng / L avevano anche significativamente più elevate concentrazioni di trigliceridi e di colesterolo LDL livelli più alti rispetto a quelle donne che non erano carenti di vitamina B12. Si pensa che la carenza di vitamina B12 materna possa influenzare negativamente la programmazione  del gene della leptina, cambiando i livelli dell’ormone  mentre il feto cresce.    ...

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Il resveratrolo nella cura dell’ovaio policistico.

Il resveratrolo nella cura dell’ovaio policistico.

Un nuovo studio pubblicato online il 18 ottobre sul Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism, suggerisce che gli integratori a base di resveratrolo possono invertire la iperandrogenemia e l’iperinsulinemia associata alla sindrome dell’ovaio policistico (PCOS: è il disordine endocrino più frequente che colpisce le donne in età riproduttiva ed è caratterizzata da una iperplasia delle cellule della teca ovarica, che producono androgeni,). In un piccolo studio randomizzato in doppio cieco, le donne con PCOS che hanno assunto il resveratrolo per 3 mesi, hanno avuto significativamente un più basso dosaggio di testosterone totale (T) e di deidroepiandrosterone solfato (DHEAS) rispetto alle donne che hanno preso un placebo. I risultati suggeriscono che il resveratrolo ha effetti sia a livello ovarico che surrenalico, senza cambiamenti significativi nell’ indice di massa corporea (BMI), nel profilo lipidico, o nei marcatori di infiammazione o funzione endoteliale. Il resveratrolo è un antiossidante che si trova in natura in una varietà di alimenti, tra cui le arachidi, i pistacchi, il cioccolato fondente, i mirtilli, i lamponi e l’uva rossa. E, data la piccola dimensione del corso di studio, saranno necessari studi molto più grandi con qualsiasi integratore prima che questo possa essere raccomandata di routine come un trattamento. Nel tentativo di trovare un trattamento migliore, gli autori hanno studiato gli effetti di vari antiossidanti, tra cui il resveratrolo, in colture cellulari ovariche per diversi anni e si è visto come il resveratrolo e altri antiossidanti riducono la crescita delle cellule della teca ovarica e la produzione di androgeni inibendo, molto probabilmente, l’espressione di uno degli enzimi coinvolti nella steroidogenesi. Sulla base di queste osservazioni, si ipotizza che il resveratrolo potrebbe alleviare l’iperandrogenismo osservato nei pazienti con sindrome dell’ovaio policistico. Ogni paziente ha avuto almeno due di questi criteri di arruolamento: iperandrogenismo clinico o chimico; oligo- o amenorrea; o ovaio policistico come dimostrato dall’ecografia transvaginale. L’assunzione di resveratrolo micronizzato è stato alla dose di 1500 mg / die o un placebo per 3 mesi. Il resveratrolo migliora ilbtestosterone, il DHEAS, e il metabolismo insulinico Il beneficio maggiore del miglioramento è stato sull’iperandrogenismo e si è visto come la risposta sia stata paragonabile o superiore a quella che si trova in risposta alle pillole anticoncezionali orali o alla metformina. Questi risultati suggeriscono che il resveratrolo può migliorare la capacità del corpo di utilizzare l’insulina e potenzialmente di ridurre il rischio di sviluppare il diabete. Il supplemento può essere in grado di contribuire a ridurre il rischio di problemi metabolici comune nelle donne con PCOS....

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Progetto Microbioma Umano

Progetto Microbioma Umano

L’argomento del microbioma è così rilevante che negli USA il NHS sta realizzando un progetto con un budget complessivo di 115 milioni di dollari, che ha il fine di identificare e caratterizzare i microrganismi ed il loro rapporto con lo stato di salute e di malattia dell’uomo. Occorre considerare quindi la sostanziale importanza della compresenza nel nostro organismo del microbiota e valutare la dinamicità plastica del microbioma, in grado di trasformare la propria espressione genica in relazione a fattori ambientali quali il tipo di dieta e impattare sullo stato di salute. È stato osservato che individui di una stessa famiglia presentano similitudine  di classi e specie batteriche intestinali che può modificarsi in base alle interazioni con l’ospite e con l’ambiente. Nell’individuo normopeso si riconoscono tre tipi  batterici principali: Firmicutes, Actinobacteria e Bacteroidetes. ll microbiota può incidere  sull’equilibrio nutrizionale e metabolico dell’organismo modulando la capacità di estrarre energia dagli alimenti della dieta e interagendo con il metabolismo glico-lipidico. I metaboliti rilasciati dalla fermentazione di polisaccaridi complessi della dieta possono aumentare l’assorbimento di glucosio, stimolare la lipogenesi, modificare la composizione in acidi grassi del tessuto adiposo e del fegato, alterare la permeabilità della barriera mucosa intestinale, alterare la risposta immunitaria, contribuire ad uno stato di infiammazione cronica sistemica e allo stato di insulinoresistenza correlato all’obesità. Solo attraverso la completa tipizzazione delle specie batteriche che colonizzano il tratto gastro-enterico e la conoscenza delle loro funzioni fisiopatologiche sarà possibile definire più accuratamente un aspetto patogenetico significativo dell’obesità e della sindrome metabolica e approntare rimedi terapeutici mirati....

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