L’importanza del microbiota intestinale nel mantenimento della omeostasi immunitaria intestinale

Posted by on Maggio 30, 2016

L’importanza del microbiota intestinale nel mantenimento della omeostasi immunitaria intestinale

L’importanza delle fibre vegetali nella dieta è molto importante a causa del loro ruolo nel processo di fermentazione a opera della flora intestinale e del loro seguente intervento nella prevenzione delle patologie cronico-degenerative.

Tra le numerose molecole di carboidrati non digeribili abbiamo le pectine, gli oligofruttosi, l’inulina, la cellulosa, l’amido resistente e i betaglucani. Il termine “carboidrati non digeribili” è attribuito loro poiché i loro legami non sono scissi dall’amilasi e dalle disaccaridasi.

Dalla fermentazione attuata grazie agli enzimi batterici si formano acidi carbossilici a corta catena (short chain fatty acids): l’acido propionico (C3), l’acido butirrico (C4), e gas (anidride carbonica, metano, idrogeno). Vanno incontro a questo destino l’amido resistente e alcuni oligosaccaridi. Alcune molecole (ad esempio la pectina e la gomma di guar) vengono fermentate più efficientemente rispetto alla cellulosa o crusca di grano. Gli acidi grassi a catena corta ( SCFAS ) come l’acido iso-butirrico e l’iso-valerico, si formano anche durante la fermentazione di alcuni peptidi resistenti all’azione delle peptidasi.

Il microbiota intestinale è essenziale per il mantenimento della omeostasi immunitaria intestinale. Il butirrato , il più abbondante bioattivo SCFA nell’intestino , è un inibitore dell’istone deacetilasi ( HDACi ) , una classe di farmaci che ha potenti proprietà immunomodulanti. Si è scoperto che il butirrato può modulare la funzione delle cellule dendritiche per regolare l’omeostasi della mucosa intestinale e che inibisce l’IL-12 , significativamente indotta dall’espressione dell’IL-23: si tratta di un’importante interleuchina fondamentale nella risposta infiammatoria contro l’infezione e promuove la sovraregolazione della MMP9-metalloproteasi di matrice, aumenta l’angiogenesi e riduce l’infiltrazione delle cellule CD8 + T.

Uno dei cibi a più alto contenuto di acido butirrico è il Ghee, un burro chiarificato prodotto dal comune burro non salato, dopo averlo scaldato a fuoco lento per eliminare la parte acquosa, le proteine e il lattosio. Esso è ricco in acidi grassi saturi, specialmente a catena corta, utilizzati soprattutto a livello energetico, nella costituzione de fosfolipidi e nel metabolismo deli omega 3 e 6. L’utilizzo del ghee è millenario e fondamentale nella Medicina Ayurvedica e lo scopo terapeutico principale è quello di modificare e strutturare Ojas, la parte coerente e equilibratrice dell’organismo e pacificare Pitta, il dosha del calore.