Il tipo di alimentazione determina la grandezza del nostro cervello

Il tipo di alimentazione determina la grandezza del nostro cervello

L’idea del cervello sociale è stata messa in discussione da un nuovo studio pubblicato su “Nature Ecology & Evolution” da Alex DeCasien e colleghi della New York University. L’ipotesi è che nello sviluppo del cervello sia di primo piano il tipo di alimentazione. In particolare, è stato riscontrato che i primati che si nutrono di frutta hanno un tessuto cerebrale più esteso del 25 per cento rispetto a quelli che si nutrono di foglie, anche se la ragione di ciò è sconosciuta. Dobbiamo immaginare il cervello come multi-compartimentato con una evoluzione a mosaico in cui la selezione naturale ha agitosu alcuni e non su altri settori. Già la teoria ecologica secondo cui la complessità cognitiva sarebbe legata complessivamente alla pressione selettiva delle sfide adattative poste dall’habitat, aveva messo in rilievo questo aspetto. Ma ancora non sono disponibili dati sufficienti sullo sviluppo della neocorteccia nei primati per poter verificare questa ipotesi. From Le Scienze, 2th May...

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La biopsia liquida per diagnosticare vari tipi di cancro

La biopsia liquida per diagnosticare vari tipi di cancro

Il processo si basa sulla individuazione di mutazioni associate al tumore in sequenze di DNA e livelli aberranti di alcune proteine che circolano libere nel sangue. In un recente studio, pubblicato il 18 gennaio su “Science”, il test è stato in grado di rilevare la malattia in circa il 70 per cento di oltre 1000 persone a cui era già stato diagnosticato un tumore. I ricercatori sperano che alla fine il loro lavoro possa portare a un test più semplice ed economico rispetto al sequenziamento intensivo implicato in alcune altre biopsie liquide. Nitzan Rosenfeld, ricercatore oncologo dell’Università di Cambridge, in Inghilterra, afferma che “in tempi relativamente brevi sarà possibile avere prestazioni simili a quelle di altre metodiche, ma con un approccio che sembra molto più economico” Nickolas Papadopoulos, oncolgo del Johns Hopkins Kimmel Cancer Center di Baltimora, nel Maryland, e i suoi colleghi hanno sviluppare un test in grado di rilevare i tumori in una fase precoce, quando sono più facili da trattare. I ricercatori hanno cercato un modo per rendere la loro biopsia liquida più sensibile, senza aumentare il rischio di risultati falsi positivi. Cancer SEEK è il nome dato al test che esamina i livelli di otto proteine e la presenza di mutazioni in 16 geni. Sono stati testati otto tipi di cancro: ovarico, fegato, stomaco, pancreas, esofageo, colon-retto, polmone o seno. L’efficacia del test è stata differente a seconda del tumore: ha rilevato il 98 per cento dei tumori ovarici, ma solo il 33 per cento dei casi di cancro al seno. È stato in grado di individuare l’organo in cui la malattia aveva messo radici in circa il 63 per cento dei pazienti. Ma il test ha ottenuto risultati migliori sui tumori in stadio avanzato rispetto a quelli precoci, trovando il 78 per cento della malattia in stadio III rispetto al 43 per cento dei tumori in stadio I. approfondimenti su pubblicato su Nature il 18 gennaio...

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I geni per i dolci

I geni per i dolci

Da uno studio genetico danese, pubblicato su “Cell Metabolism”, riguardante le malattie cardiache si è evidenziato che coloro che possedevano una delle due particolari varianti del gene FGF21 avevano il 20 per cento in più di probabilità di preferire e cercare sostanze zuccherine. Nello studio che ha interessato 6500 cittadini danesi si è visto che questo gene fornisce le istruzioni per la sintesi di un ormone con lo stesso nome secreto dal fegato che controlla la resistenza all’insulina e manda informazioni direttamente al cervello. Un’area del cervello chiamata nucleus accumbens è considerata l’epicentro dei meccanismi di ricompensa, desiderio e dipendenza – ed è possibile che la voglia di zucchero e di queste altre sostanze possano convergere in questa regione, afferma David Ludwig, professore di Boston Children’s Hospital, specializzato in nutrizione e obesità, non coinvolto nel nuovo studio. Si ipotizza quindi che FGF21, come la leptina – siano entrambi ormoni che regolano l’appetito “Stiamo ancora indagando sul motivo per cui il fegato avrebbe sviluppato questo tipo di meccanismi, ma ipotizziamo che potrebbe essere per limitare il consumo eccessivo di zucchero, o per prevenirne gli effetti deleteri o per promuovere la diversificazione della dieta”, afferma Matthew Gillum, ricercatore nel campo del metabolismo del Novo Nordisk Foundation Center for Basic Metabolic Research dell’Università di Copenaghen e co-autore dello studio. Inoltre, Gillum spera d’intraprendere ulteriori studi genetici sull’effetto di queste varianti sul peso corporeo e sul diabete di tipo 2, tra le altre questioni. “Abbiamo visto che i topi privi di FGF21 consumano sostanzialmente il doppio di saccarosio rispetto a quelli che lo possiedono”, dice. “Vogliamo studiare i soggetti che sono completamente privi di FGF21 e rispondere alla domanda: saranno super golosi di alcol o di...

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La Sperimentazione Omeopatica

La Sperimentazione Omeopatica

All’inizio del 1800 quando nessuno si sognava di fare sperimentazioni di farmaci l’omeopatia sperimentava su gruppi di persone sane le varie sostanze del regno vegetale, animale e minerale da un punto di vista “tossicologico”. Da queste sperimentazioni derivano le Materie Mediche utilizzate ancor oggi dai medici omeopatici. Chi pretende oggi giorno di sperimentare i farmaci omeopatici con i mezzi della chimica tradizionale come si fa per i farmaci allopatici, viaggia nel medioevo della medicina perché non conosce i principi della fisica quantistica. Se si vuole trovare una spiegazione agli effetti dell’omeopatia (che funziona egregiamente anche sugli animali e sulle piante) si deve necesariamente utilizzare la fisica e non la chimica, lo testimoniano le ricerche di grandi scienziati come il premio Nobel Luc Montagnier. Basterebbe documentarsi sul “Journal of Physics” una delle riviste scientifiche più prestigiose al mondo, leggendo “DNA, waves and water“ lavoro di ricerca condotto da due gruppi di lavoro distinti, il primo francese coordinato dal Prof. Luc Montagnier, Premio Nobel per la Medicina, con i tecnici e biologi Lavallè e Aissa, e il secondo tutto italiano coordinato dal fisico Prof. Emilio Del Giudice, (IIB, International Institute for Biophotonics, Neuss, Germany) con Giuseppe Vitiello (Fisico teorico del Dipartimento di Matematica ed Informatica, Università di Salerno) e Alberto Tedeschi, ricercatore (White HB, Milano). Montagnier ha scoperto che alcune sequenze di DNA possono indurre segnali elettromagnetici di bassa frequenza in soluzioni acquose altamente diluite, le quali mantengono poi “memoria” delle caratteristiche del DNA stesso. Lo stesso processo con cui funzionano i farmaci omeopatici e molte sostanze diluite di segnale prodotte dallo stesso organismo umano ed animale. Ecco cosa scrive per l’appunto il premio Nobel Luc Montagnier nella presentazione del libro “Omeopatia Scienza dell’Individuo”: The scientist is in constant search. The search is never ending and it is urgent a new burst of creativity and innovation on the part of scientists and physicians of all specialties. “The public health problems of today and tomorrow are immense and, to meet them, we must open our cooperation with other disciplines, other schools of thought. In truth, we can even speak, in some areas, of intellectual castration or at least conformism. This necessitates a debate right now, a spirit of openness that allows to leave space for the most revolutionary ideas. There isn’t, in my opinion, a medicine called “official” and a second-degree medicine called “alternative” or “integrative”, but only one, the one that heals!” Occorre uno sforzo per superare questa “castrazione intellettuale” ed avviare delle sperimentazioni serie con metodi completamente diversi da quelli tradizionali. Il problema è che la Medicina Omeopatica non costituisce un business per le grandi multinazionali del farmaco e quindi queste non hanno interesse ad investire nella produzione e sperimentazione...

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Rallentare l’invecchiamento stimolando l’allungamento dei telomeri

Rallentare l’invecchiamento stimolando l’allungamento dei telomeri

L’accorciamento delle regioni finali dei cromosomi, chiamate telomeri determina i processi di invecchiamento, altrettanto alcuni difetti genetici nella manutenzione e riparazione dei telomeri causano insufficienza midollare, cirrosi epatica e fibrosi polmonare, e aumentano la suscettibilità al cancro.  Su 27 pazienti affetti da queste particolari alterazioni è stato effettuato uno studio prospettico di fase 1-2 con la somministrazione dell’ormone sessuale sintetico Danazolo ( Danatrol ) per via orale alla dose di 800 mg al giorno per un totale di 24 mesi.  L’obiettivo del trattamento era l’attenuazione dell’accelerata erosione dei telomeri. Inaspettatamente, quasi tutti i pazienti ( 11 su 12, 92% ) hanno avuto un aumento della lunghezza dei telomeri a 24 mesi rispetto al basale ( aumento medio, 386 bp ); nelle analisi esplorative, aumenti simili sono stati osservati a 6 mesi ( 16 su 21 pazienti; aumento medio, 175 bp ) e a 12 mesi ( 16 su 18 pazienti; aumento medio, 360 bp ). Risposte ematologiche si sono verificate in 19 su 24 pazienti ( 79% ) valutati a 3 mesi e in 10 su 12 pazienti ( 83% ) valutati a 24 mesi.  Gli effetti negativi noti del Danazolo, come elevati livelli di enzimi epatici e crampi muscolari di grado 2 o inferiore, si sono verificati, rispettivamente, nel 41% e 33% dei pazienti. In conclusione, il trattamento con Danazolo ha portato all’allungamento dei telomeri nei pazienti con malattie dei telomeri. ( Xagena2016 ) Townsley DM et al, N Engl J Med 2016; 374: 1922-1931 Med2016...

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