Rame e demenza

Rame e demenza

Due diversi studi si contraddicono sulla correlazione tra rame e demenza. Uno studio americano sui topi conclude che un eccesso di rame libero nel sangue favorirebbe l’accumulo di beta-amiloide  nel cervello responsabile della malattia di Alzheimer. Rashid Deane, primo autore dello studio americano, spiega che nelle placche amiloidi tipiche dell’Alzheimer è presente una elevata quantità di questo metallo. uno studio dell’Università inglese di Keele pubblicato a febbraio su Nature, arriva ad una conclusione diametralmente opposta cioè che una riduzione del livello di rame nel cervello potrebbe favorire il deposito di amiloide-beta in forma di placche senili nell’Alzheimer. I ricercatori hanno analizzato 60 cervelli di persone decedute che soffrivano di Alzheimer: in tutti risultava una quantità di rame inferiore rispetto a quella presente nel cervello di individui sani. Certo è che il rame in forma libera nel sangue è altamente tossico per lo stress ossidativo che...

Read More

Invecchiamento cerebrale e vitamina B12

Invecchiamento cerebrale e vitamina B12

Si è constatato, attraverso una nuova ricerca effettuata dal Centro di ricerca per l’Alzheimer e l’invecchiamento del Karolinska Institute di Stoccolma in Svezia e pubblicata su JAMA Psychiatry di Aprile, che gli individui che hanno un aumento dei livelli di omocisteina circolanti hanno dei livelli più veloci di cambiamenti cerebrali associati con l’invecchiamento rispetto alle altre persone, mentre i livelli più elevati di vitamina B12 sono associati a tassi più lenti di invecchiamento cerebrale. I ricercatori hanno scoperto che il totale delle perdite di volume della massa cerebrale era più basso nei soggetti con i più alti livelli di vitamina B12, rispetto a coloro che avevano un aumento dei livelli di omocisteina. Secondo queste ricerche i livelli di vitamina B12 e di omocisteina totale potrebbero essere indicati come marcatori dell’invecchiamento cerebrale in individui anziani senza demenza. I ricercatori hanno esaminato i dati sui 501 partecipanti di età superiore ai 60 anni dall’Istituto Nazionale Svedese sull’invecchiamento. Tutti i partecipanti erano esenti da demenza all’inizio dello studio. Di questi pazienti, 299 sono stati sottoposti a ripetute rmn cerebrali strutturali tra il 2001 e il 2009. All’inizio dello studio e ad ogni follow-up, i partecipanti hanno subito un esame approfondito clinico, un colloquio e una valutazione. Sono stati raccolti i dati sulle caratteristiche socio-demografiche, la storia medica, l’uso di droghe, e la funzione cognitiva. I campioni di sangue venoso sono stati raccolti all’inizio dello studio, tra cui i livelli circolanti di vitamina B12, i folati e gli aminoacidi solforati. Questi dati sono stati correlati con i cambiamenti nei volumi dei tessuti cerebrali e l’iperintensità della sostanza bianca totale (WMH) oltre i 6 anni. L’ideale è avere un cervello che misura tre volte di più in oltre 6 anni, ma la situazione migliore è anche quella di avere il dosaggio della vitamina B12 tre volte di più in 6 anni, ci spiegano gli esperti. Tuttavia si ritiene che la constatazione di una associazione tra livelli di vitamina B12 e la perdita di volume cerebrale suggerisce che un trial randomizzato controllato di supplementazione di vitamina B12 è garantito per determinare se si potrebbe prevenire l’invecchiamento cerebrale. Dallo studio si rileva anche che non tutti potranno beneficiare della supplementazione, bensì coloro che hanno dei bassi livelli di queste vitamine e coloro che hanno segni clinici di carenza di vitamina B12. Si è anche sottolineato nello studio che la supplementazione di vitamina B12 ha un effetto positivo si pazienti oltre i 70 anni che hanno avuto lieve compromissione dello stato cognitivo....

Read More

L’Omeopatia nell’Arte dell’Invecchiamento

L’Omeopatia nell’Arte dell’Invecchiamento

In questi ultimi anni si è assistito in Italia, come negli altri paesi Europei, ad una vasta diffusione di quelle che vengono erroneamente denominate “medicine alternative”, sia per una diffusa moda sia per una continua e costante critica alla  “medicina ufficiale”. Tale critica viene svolta maggiormente da quella categoria di individui che si aspetta dalla medicina ufficiale un maggior interessamento ai loro problemi: i pazienti sono diventati sempre più esigenti nei confronti di una Medicina che si è sempre più aperta al pubblico e che soprattutto ha permesso, attraverso i suoi costanti e continui progressi terapeutici e tecnologici, un benessere psico-fisico ad una popolazione sempre più vasta.  Questo progresso, negli ultimi trent’anni, attraverso una sempre più completa iperspecializzazione tecnologica, ha fatto diminuire il rapporto di umanizzazione tra terapeuta e paziente: infatti sempre più numerosi medici si interessano di una parte specifica del nostro organismo e la costruzione sempre più sofisticata di macchine diagnostiche, dalla T.A.C. alla R.M.N., li ha sottratti  da questo rapporto.  Un contesto, quest’ultimo, dove la ricerca di un continuo benessere materiale da parte di un pubblico sempre più vasto ha permesso alla medicina di interessarsi soltanto di una  piccola parte del nostro essere: il corpo fisico. Una cospicua parte di popolazione, si è rivolta pertanto ad un approccio diverso della medicina, che fosse più completa, olistica, ossia comprensione totale del funzionamento del nostro corpo. Prendendo in toto la problematica di disturbi fisici come parte integrante di un complesso sistema di interazioni corpo-mente, si è raggiunta una meta  più comprensiva della malattia. Di questo gruppo fanno parte tutte quelle tecniche terapeutiche che culturalmente e filosoficamente hanno all’origine una comprensione dell’organismo e dei suoi processi patologici non basata soltanto su di un procedimento matematico (infezione batterica=malattia), ma soprattutto su una motivazione di un deficit di risposta organica (costituzione fragile=facilità all’infezione batterica=malattia). Tali tecniche fanno parte sia dell’immensa cultura orientale (agopuntura, shiatzu, reiki, ayurvedica…) sia di quella branca culturale occidentale che ha sviluppato nel corso dei secoli una visione filosofica dell’uomo lontana dal semplice meccanicismo illuminista (Kant… ) e più aperta ad una visione medica globale (Paracelso, Hahnemann, Goethe, Steiner…). Se la Medicina è intesa come un complesso di atteggiamenti e di studi atti alla conoscenza e alla comprensione dei meccanismi patogenetici delle malattie e come Arte della cura e della guarigione, ogni tecnica terapeutica che è volta a tale comprensione va accettata e sviluppata.  Non esistono, quindi, più Medicine (ufficiale, alternativa,…) ma un’unica e sola Scienza atta a conoscere e studiare tutti i meccanismi che conducono ad una malattia e di conseguenza ad una cura o ad una guarigione. L’Omeopatia, non va intesa come un qualcosa di estraneo a tali meccanismi o una tecnica che estranei il medico...

Read More

La complessità dell’acqua e la complessità della medicina

La complessità dell’acqua e la complessità della medicina

http://www.global-antiaging-medicine.com/wp-content/uploads/Incontro-con-il-Prof.-Elia.mp4 “Siamo ancora ciechi al problema della complessità, mentre solo un pensiero complesso ci consentirebbe di civilizzare la nostra conoscenza. E.Morin” Durante l’Omeofitofestival 2017 il Prof.ELIA, allievo del compianto Prof. Emilio Del Giudice, ci ha parlato della “memoria dell’acqua”, ovvero della possibilità dell’acqua, in forma liquida, di mantenere una “impronta” delle sostanze con cui è venuta in contatto. Fu l’immunologo francese Jacques Benveniste a pubblicare nel 1988, sulla prestigiosa rivista internazionale “Nature”, i risultati di rivoluzionari esperimenti che dimostravano come l’acqua fosse capace di mantenere una memoria/informazione di sostanze in essa disciolte o diluite; tali risultati non solo avrebbero potuto fornire una base scientifica ai principi della medicina omeopatica ma, soprattutto, avrebbero scardinato consolidate conoscenze di fisica, chimica e medicina, costringendo ad una revisione e riscrittura di più nozioni. Nonostante una bocciatura acritica della comunità scientifica, le ricerche iniziate da Benveniste e dai gruppi da lui capitanati proseguirono, incoraggiate dalla curiosità e la voglia di approfondire sia di scienziati italiani che di personalità illustri del mondo della scienza (quali il premio Nobel Luc Montagnier). I risultati sono molto...

Read More

Il tipo di alimentazione determina la grandezza del nostro cervello

Il tipo di alimentazione determina la grandezza del nostro cervello

L’idea del cervello sociale è stata messa in discussione da un nuovo studio pubblicato su “Nature Ecology & Evolution” da Alex DeCasien e colleghi della New York University. L’ipotesi è che nello sviluppo del cervello sia di primo piano il tipo di alimentazione. In particolare, è stato riscontrato che i primati che si nutrono di frutta hanno un tessuto cerebrale più esteso del 25 per cento rispetto a quelli che si nutrono di foglie, anche se la ragione di ciò è sconosciuta. Dobbiamo immaginare il cervello come multi-compartimentato con una evoluzione a mosaico in cui la selezione naturale ha agitosu alcuni e non su altri settori. Già la teoria ecologica secondo cui la complessità cognitiva sarebbe legata complessivamente alla pressione selettiva delle sfide adattative poste dall’habitat, aveva messo in rilievo questo aspetto. Ma ancora non sono disponibili dati sufficienti sullo sviluppo della neocorteccia nei primati per poter verificare questa ipotesi. From Le Scienze, 2th May...

Read More

Apis mellifica©Apis mellifica

Apis mellifica©Apis mellifica

Sponzilli & Di Paolo Nome comune: Ape. Nome scientifico: Apis mellifera; famiglia: Apidi. Rappresentazione analogica/simbolica: Le api hanno una relazione particolare con il sole e il calore; si orientano attraverso il movimento del sole e vivono in relazione stretta con il fiore, elemento cosmico per eccellenza. Il rapporto con la luce e il calore è in stretto rapporto con gli indurimenti tipici delle malattie reumatiche, dove prevalgono le forze minerali. Lo stesso sciame d’api è sensibile al surriscaldamento. Componenti noti: Dopamina, adrenalina, lumazina, istamina, fosfolipasi A e ialuronidasi, emolisina (mellitina) e l’apamina (neurotossina).Uso esterno: Pomata in diluizione.Proprietà terapeutiche omeopatiche: Infiammazioni acute, violente che si accompagnano a un edema rosaceo, parziale o generale e a dolori pungenti e brucianti come per degli aghi arroventati dal fuoco. Clinica: Infiammazione ed edema sono le due manifestazioni principali di Apis. Esse possono coesistere oppure succedersi, ma sempre l’azione è immediata e violenta. Localizzate su una sierosa esse producono un travaso. Albuminuria, angina, anemia, ascite, difterite, dissenteria, dispnea, disuria, erisipela, eritema nodoso, foruncoli, glossite, gotta, meningite, nefrite, edema della glottide e del polmone, pleurite, pericardite, reumatismi, patereccio, peritonite, varicella, scarlattina, sinovite, tubercolosi, orticaria. Ricordarsi che Apis, anche quando febbricitante, non ha mai sete e che egli sta sempre peggio e più agitato con il caldo. Aggravamento: Con il calore di tutti i tipi, in una camera calda o chiusa, se viene toccato, per la pressione, dopo aver dormito, la notte, con l’umidità.Miglioramento: All’aria aperta, con un bagno freddo, con applicazioni fredde, bagnando le parti affette con acqua fredda, scoprendosi, durante il giorno, stando in piedi. Lateralità: Destra. Sintomi psichici: Tristezza e melanconia, si dispera senza sapere perché, piange senza una ragione. Non può impedirsi di gridare. Indifferenza per tutto ciò che potrebbe renderlo felice. Non dà importanza a ciò che gli provoca pena. Estremamente irritabile, inquieto, sospettoso, geloso. Debolezza nervosa: lascia cadere gli oggetti che prende in mano (come Agararicus e Bovista). Negli stati acuti: stati di stupore che possono arrivare fino al coma con scosse convulsive alle membra. Stato d’incoscienza con viso congestionato, macchiato, agitazione convulsiva del capo, che gira da un lato all’altro (come accade in Belladonna ed Helleborus), il malato cerca di affondarla sul guanciale emettendo grida inarticolate e penetranti. Apparato gastroenterico: Distensione dell’addome con sensibilità estrema che impedisce ogni contatto e ogni più piccolo sforzo, peggiora con la pressione e gli starnuti. Conseguente stipsi. Diarrea nelle persone “malaticce” o con infezioni gravi. Feci giallastre o verdastre, molto fetide che si presentano a ogni movimento, involontarie, come se l’ano fosse aperto (come Phosphorus). Apparato genitourinario: Urine rare, fetide, con albumina e sangue. Bruciori e dolori molto vivi urinando. Non può urinare senza defecare. Amenorrea con sintomi cerebrali, dopo uno spavento, nelle...

Read More