Jacques Benveniste, Luc Montagnier e la memoria dell’acqua

Posted by on Luglio 28, 2014

Jacques Benveniste, Luc Montagnier e la memoria dell’acqua

Jacques Benveniste, ricercatore presso l’Inserm di Parigi, deceduto nel 2004, è stato al centro dell’attenzione del mondo scientifico per la sua tesi sulla memoria dell’acqua.

Applicando questa teoria per la propria ricerca, il Premio Nobel per la medicina Luc Montagnier ha fatto una scoperta sorprendente che potrebbe provocare una rivoluzione in campo medico.

Jacques Benveniste affermò di aver scoperto che l’acqua sarebbe in grado di mantenere le proprietà delle molecole con cui entra in contatto, anche quando non ci sono più da un punto di vista chimico. Per curiosità scientifica e casualmente durante le ricerche nel campo dell’HIV, Luc Montagnier, Premio Nobel per la Medicina 2008, ha rinnovato la  ricerca di Benveniste. Dalla prima esperienza nel plasma sanguigno di pazienti affetti da AIDS, ha rilevato delle onde elettromagnetiche. Per evidenziare le proprietà stupefacenti dell’acqua,  scoperte da un uomo che egli considera il “Galileo del ventesimo secolo,” Luc Montagnier ha deciso di sollevare il velo sulla sua ricerca  e ha proposto varie volte l’ esperienza della trasduzione del DNA.

Il Prof. Montagnier ha effettuato l’esperimento con delle molecole di DNA di un paziente affetto da HIV che in seguito è stato altamente diluito in acqua sterile e posto su un sensore di onde elettromagnetiche collegato ad un computer. Il segnale risultante, digitalizzato, è stato quindi inviato per mail a vari laboratori tra i quali quello  dell’Università degli Studi del Sannio a Benevento, in Italia. Dopo essere aver esposto dei tubi di acqua pura a queste onde digitali, i ricercatori dei vari laboratori, utilizzando la PCR, una tecnica che permette di replicare una sequenza di DNA, contro ogni previsione, hanno ottenuto una molecola identica all’originale al 98% di quella di Parigi.

L’acqua, quindi, dovrebbe avere una buona memoria!

E le onde elettromagnetiche hanno le stesse proprietà della materia che le ha emesse. Com’è possibile? Difficile da dire, perché “il problema che oggi si pone è che richiede ai biologi di essere sia fisici che chimici, e questo non è necessariamente facile per loro”, dice Marc Henry, professore di fisica chimica e quantistica presso l’Università di Strasburgo. Per il professor Luc Montagnier le opportunità sono immense, poiché sta già lavorando su questo filone di ricerca con applicazioni che potrebbero essere utili per il virus dell’AIDS, per l’autismo, per alcuni casi di sclerosi multipla, per il morbo di Alzheimer e per il morbo di Parkinson. Tutto questo rimetterebbe in gioco il pensiero medico corrente, sia in termini di diagnosi che di terapia poichè il corpo umano è composto dal 70% di acqua. “Il giorno quindi che si determinerà che le onde possano agire, allora si potrà lavorare con le onde, dice Luc Montagnier. E poi si potrà essere “curati” dalle onde.

Si tratta di un nuovo campo della medicina che spaventa l’industria farmaceutica.