La memoria dell’acqua e le nanostrutture

Posted by on Febbraio 24, 2014

La memoria dell’acqua e le nanostrutture

La definizione della memoria dell’acqua fu coniata nel 1988, quando un articolo molto interessante scritto dall’ immunologo francese, ricercatore all’ Inserm, Jacques Benveniste, dal titolo “l’azione delle alte diluizioni di anti- IgE sulla degranulazione dei basofili umani “, fu pubblicato sulla rivista “Nature”. La definizione è rimasta negli annali a nome di una sintesi giornalistica mai utilizzata da Benveniste. Questo lavoro determinò un enorme eco in tutto il mondo scientifico: l’acqua poteva conservare tracce dopo che essa è stata sottoposta alla procedura della classica “succussione” omeopatica. Questa metodica, ripetuta per centinaia o migliaia di volte, induce a creare un “terreno” nuovo del liquido acquoso. Negli anni successivi varie pubblicazioni scientifiche hanno seguito alcune possibili vie per validare sperimentalmente la realtà di un’intera classe di nuovi fenomeni chimico-fisici riguardanti l’acqua liquida. Inoltre è davvero possibile ottenere delle informazioni chimico-fisiche che dipendono dal “vissuto” recente o remoto della soluzione acquosa.
Ormai è diventata indiscutibile la capacità dell’acqua, dopo essere stata influenzata, da forze meccaniche o di natura elettromagnetica (importante è il lavoro svolto dal Prof. Luc Montagnier, premio Nobel per la medicina 2008), di allontanarsi dal suo stato iniziale di equilibrio e passare a un’altra condizione, rientrando in uno dei paradigmi assolutamente accreditati dalla comunità scientifica, quale quello della Termodinamica dei Processi Irreversibili, dovuto al Premio Nobel (1977) per la Chimica Ilya Prigogine.
Il gruppo di lavoro del Prof. Vittorio Elia (Dipartimento di Scienze Chimiche della Federico II di Napoli), in questi ultimi anni, in compagnia anche del compianto Prof. Emilio Del Giudice, ha affrontato tale questione, studiando sul piano chimico-fisico alcune proprietà dell’acqua.
La “nuova acqua” risulta essere diversa dallo stato precedente: le metodologie sperimentali più proficue per la validazione di questi studi (la spettroscopia infrarossa, la spettroscopia ultravioletta/visibile, la microscopia a fluorescenza (FM) e la microscopia a forza atomica) hanno permesso di determinare nanostrutture visibili e organizzate in sistemi ben definiti.
Tali studi danno la possibilità di varcare una nuova soglia della fisica e della chimica, declassando i vecchi principi della termodinamica. Dobbiamo superare le leggi newtoniane ed entrare a pieno merito in quella teoria fondamentalmente più vera e valida a tutte le scale, dall’infima particella all’Universo intero: la Teoria Quantistica dei Campi, che può permettere maggiormente di comprendere fino in fondo la complessità del vivente e le sue eterne variazioni, proprie di una struttura frattale come l’acqua, atta a essere analizzata in maniera completa.