La primavera e la medicina ayurvedica

Posted by on Aprile 7, 2014

La primavera e la medicina ayurvedica

Tanti secoli fa l’antica medicina vedica aveva abituato l’essere umano a depurarsi nel periodo primaverile, dopo i lunghi inverni: stagione nella quale l’assunzione di cibi grassi e iperproteici, avevano il compito di creare depositi di grasso corporeo da usare nella mancanza di cibo.

Il momento cruciale nella stagione primaverile per la depurazione corporea ayurvedica è il Panchakarma, una sequenza precisa e mirata di cinque atti medici dedicati alla rimozione profonda e radicale delle tossine dall’organismo, a seconda del disequilibrio della costituzione del paziente (Vata, Pitta e Kapha).

Panchakarma indica un insieme terapeutico basato su cinque azioni.
Queste vengono descritte classicamente in:

  • Vamana – emesi terapeutica,
  • Virechana – uso di lassativi, Vasti o Basti – enteroclisma con decotti e oli  medicati, Nasya – instillazione di medicamenti nelle narici,
  • Rakta Mokshana – salasso.

Insieme alla complessa azione del Panchakarma, che deve essere valutata e compiuta sotto stretta osservazione medica per un periodo adatto a ogni singolo paziente, si consiglia sempre l’uso della Triphala, considerata una preparazione tridoshica di erbe che agiscono sui tre dosha.

Sono presenti tre frutti: l’Emblica officinalis ( Amalaki o amla), la Terminalia Chebula (Haritaki), la Terminalia Bellerica (Bibhitaki).

L’Emblica officinalis è una potente pianta ringiovanente e possiede la più alta concentrazione di vitamina C presente in natura: possiede circa 20 volte il contenuto della vitamina C di una comune arancia. Aiuta in modo naturale la longevità e mantiene la qualità nutriente cellulare. Molti studi dimostrano che il frutto agisce da radical scavenger. La naturale vitamina C di Amalaki è facilmente assorbibile rispetto alla vitamina C sintetica. La vitamina C nell’amla ha una stabilità al tempo e al calore, dovuta alla presenza di alcuni tannini che si legano ad essa inibendo la sua dissipazione. Reagisce agli affetti tossici provocati dall’esposizione prolungata a metalli pesanti, come il piombo, l’alluminio e il nichel. Aumenta il numero dei globuli rossi e la percentuale dell’emoglobina, e rinforza la fase anabolica. Il frutto secco di Amalaki riduce i livelli del colesterolo.

La Terminalia Chebula ha un sapore amaro e pulisce e disintossica i livelli organici più profondi come un lassativo grazie alla presenza degli antrachinoni, simili a quelli che si trovano nella cascara e nel rabarbaro.

L’Haritaki, tradizionalmente assunta in primavera, è una risorsa ricca in tannini, amminoacidi, fruttosio, acido succinico e beta-sitosteroli. La Terminalia Chebula ha proprietà anti-spasmodiche e astringenti, toniche, digestive ed antispasmodiche. Il suo gusto primario è astringente, quello secondario è dolce, amaro e pungente. Il frutto possiede proprietà antibatteriche. E’ utilizzata in caso di idropisia, emorroidi, diarrea e come potente  purgante. Può espellere l’accumulo di muco o calcoli nel tratto digestivo, urinario, circolatorio e respiratorio. E’ anche considerato un forte ringiovanente del corpo, specialmente per la voce, vista e capelli.

Studi recenti mostrano che la Terminalia Bellerica può ridurre i livelli dei lipidi attraverso il corpo, in modo specifico nel fegato e cuore. Ciò dimostra che ha una forte azione nel prevenire l’accumulo di grassi nel cuore o nel fegato, quindi può ridurre il rischio di malattie associato a questi organi. Inoltre purifica e bilancia gli eccessi di muco, cura l’asma, le affezioni bronchiali, le allergie e il singhiozzo.

Si consiglia l’assunzione della Triphala, per un’azione acuta, in 2- 3 compresse per 3 volte al giorno.

Si possono usare le compresse anche come cataplasmi per le ferite e per lenire i disturbi oculari, mettendo le compresse sciolte in una garza e applicarle sugli occhi  almeno tre volte al giorno.

Nei manuali ayurvedici è consigliata anche per la prevenzione della cataratta.