L’Alzheimer a tavola?

Posted by on Ottobre 28, 2013

L’Alzheimer a tavola?

Interessante è la nuova definizione che la scienziata Suzanne de La Monte della Brown University di Providence, Rhode Island, propone per l’associazione, sempre più evidente, tra cattiva e scorretta alimentazione e insulino resistenza: il diabete di tipo 3, dopo quello insulino dipendente e quello di tipo alimentare. Tale definizione viene in seguito agli ultimi esperimenti che hanno dimostrato che animali da laboratorio nutriti con cibi ricchi in zuccheri e grassi saturi mostrano un vero e proprio declino cognitivo fino alla demenza. Nell’obesità e nel diabete di tipo 2 è anche un mediatore dell’infiammazione e da qui la connessione: sembra infatti che l’infiammazione coinvolga anche la sostanza cerebrale aprendo la strada al deposito di sostanza amiloide. L’aumento di cibi grasssi saturi, di olii idrogenati, di cibi con alto contenuto di acido arachidonico, cibi con alto indice glicemico, tendono ad aumentare gli indici infiammatori cellulari, tra cui TNF alfa, IL6, IL 18, con associata insulino resistenza.

Uno studio elaborato all’università di Washington conferma le ricerche, già effettuate negli ultimi anni, del rapporto stretto tra malattia diabetica e morbo di Alzheimer. Lo studio, pur comprendendo un piccolo numero di pazienti, ha dato dei risultati ben chiari: l’effetto favorevole dell’insulina si effettuerebbe soprattutto a livello dei mitocondri, gli organelli cellulari che rappresentano le “centrali energetiche” della cellula, che vengono specificamente danneggiati nei pazienti affetti da malattia di Alzheimer. Effettivamente si tratta di evidenze preliminari con sistemi cellulari in vitro, però sono molto importanti perchè stimolerebbero le ricerche in fase di allestimento in grado di aprire a nuove strategie terapeutiche nel campo della neurodegenerazione neuronale e del declino cognitivo associato.

Susanne Craft, sempre della Washington University, ha somministrato una alimentazione ad alto contenuto di zuccheri e grassi ad un gruppo di soggetti e ha confrontato i dati su soggetti di controllo alimentati con una dieta a basso contenuto glicemico. Il risultato è stato che nel liquido cerebrospinale si è registrato un aumento della beta amiloide, proteina che danneggia la funzionalità delle aree cerebrali e causa dell’insorgenza del Morbo di Alzheimer. Questi studi hanno spronato la comunità medica che adesso aprono le porte a nuove ricerche in questa direzioni come l’utilizzo di antidiabetici orali per il controllo del Morbo di Alzheimer e di un più corretto stile di vita alimentare, che tenda a eliminare cibi grassi e ricchi di zuccheri raffinati, il cosiddetto “cibo spazzatura”, per prevenire gli importanti rischi a livello metabolico e neurocognitivo.