Una buona alimentazione ci farà sempre più longevi.

Posted by on Novembre 14, 2016

Una buona alimentazione ci farà sempre più longevi.

Ci sono sempre più anziani che superano la soglia dei cent’anni. In Italia tra il 2001 e il 2011 il loro numero è aumentato del 138%, passando da 6.313 a 15.080 individui, di cui ben l’83,7% è rappresentato da donne. Inoltre è aumentata l’aspettativa di vita media degli italiani, che per gli uomini è aumentata di 2,4 anni – attestandosi a 79,4 anni – e per le donne di 1,7 anni – raggiungendo gli 84 anni e mezzo.
Fra gli elementi che aiutano a vivere più a lungo c’è di sicuro l’alimentazione. Numerosi studi hanno certificato che la dieta mediterranea è uno dei fattori che garantisce una vita più lunga: pesce, frutta e verdura, pasta e l’olio extravergine d’oliva. La dieta mediterranea riesce a preservare il Dna dagli errori correlati all’invecchiamento ed è quindi un”elisir di longevità”, visto che ad esempio sappiamo che protegge non solo dalle malattie cardiovascolari ma anche da tumori, diabete e altre patologie. E’ da aggiungere anche un recente studio sulle capacità cognitive date dalla luteina e dalla zeaxantina contenute nelle uova. Uno studio pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition mette in risalto le capacità cognitive, mnemoniche e di fluenza verbale degli anziani legati ai livelli di zeaxantina nel loro cervello. Non solo, la fluenza verbale è influenzata anche dalle concentrazioni di luteina, che sono inoltre associate alla capacità di recuperare i ricordi e che sono significativamente ridotte in chi soffre di declino cognitivo lieve. La concentrazione ottimale è stata di 12 mg al giorno di luteina.
La mente e il corpo dei novantenni di oggi funzionano meglio di chi novantenne lo era un decennio fa.  Ma la domanda è: con la sopravvivenza cresce anche la fragilità fisica e mentale, aumentando sempre più i costi sociali e personali? I nati nel 1915 non solo avevano un terzo di probabilità in più di raggiungere i 95 anni rispetto alla coorte del 1905, ma hanno anche ottenuto risultati migliori nei test. «Le migliori prestazioni della coorte 1915 suggeriscono che i cambiamenti in fattori quali l’alimentazione, il carico di malattie infettive, l’ambiente di lavoro, gli stimoli intellettuali e le condizioni generali di vita giocano un ruolo importante nel miglioramento dello stato fisico e cognitivo.
I geni implicati nell’invecchiamento ultra centenario sono circa 150 e messi tutti insieme garantiscono la longevità con una certezza matematica pari al 77%. Ora però sappiamo quali e quante sono le varianti genetiche che permettono alle persone di raggiungere e superare la soglia dei cento. Il nuovo modello di analisi simultaneo delle variazioni nel Dna, pubblicato su Science, è stato messo a punto dall`esperta di biostatistica Paola Sebastiani e dal geriatra Thomas Perls della Boston University in collaborazione con Annibale Puca dell`Istituto di Tecnologie Biomediche del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Itb-Cnr).
Lo studio, che apre la strada verso la genomica personalizzata, è stato condotto analizzando le variazioni genetiche di circa mille individui americani tra i 95 e i 119 anni.
Sicuramente i fattori epigenetici hanno influenzato considerevolmente gli anziani odierni: lo sarà anche per i futuri centenari?