Siamo ciò che mangiamo

Posted by on Luglio 14, 2016

Siamo ciò che mangiamo

Un nuovo studio genetico supporta l’ipotesi che il microbioma, l’insieme del patrimonio genetico dei microrganismi ospiti dell’intestino, sia fortemente influenzato dall’alimentazione e dagli stili di vita. Le cellule dei microrganismi che vivono nel corpo umano, in particolare nell’intestino, sono fino a dieci volte più numerose delle nostre. L’insieme dei geni di questi microrganismi ospiti, detto microbioma, ha una notevole influenza sulla salute umana. Uno dei risultati emersi dalle ricerche è che nell’intestino di chi vive nei paesi industrializzati, specialmente nel mondo occidentale, il microbioma è meno vario rispetto a quello delle popolazioni di cacciatori-raccoglitori. Il motivo di questa diversità è rimasto finora inspiegato. Gli ultimi studi ipotizzano che la dieta sia il fattore più importante per determinare la composizione del microbioma umano: siamo ciò che mangiamo, e il microbioma riflette in modo abbastanza fedele il nostro stile di vita.

Ciascun individuo ha un microbiota «unico» per età, area geografica, dieta, etnia, etc.. Numerosi eventi possono alterare in modo significativo il microbiota intestinale di un individuo: cambiamenti nella dieta, infezioni, antibiotico terapia, etc., ma il microbiota intestinale è «resiliente». Quando, per diverse ragioni, il microbiota non è ripristinato, può determinarsi una «disbiosi», le cui conseguenze possono essere molteplici. Si ipotizza che proprio l’alterazione del microbiota intestinale può portare a patologie croniche e immunologiche, cancro del colon, ulcera gastrica, patologie cardiovascolari patologie intestinali e soprattutto all’obesità. Alcuni studi hanno concluso che le complesse interazioni tra ambiente, microbiota e genetica dell’ospite determinano il fenotipo metabolico e che il microbiota influenza lo sviluppo d’obesità, l’infiammazione e l’insulino-resistenza. Numerose ricerche, infatti, hanno dimostrato l’associazione tra la prevalenza di alcuni batteri e BMI, DM2 e obesità, proprio perché il microbiota può aumentare l’estrazione energetica dal cibo, modificare le vie metaboliche dell’ospite, provocare un’infiammazione cronica di basso grado, aumentare l’insulino-resistenza, influenzare la secrezione di ormoni intestinali (incretine), e la motilità intestinale.

Passando da una dieta prevalentemente vegetale e povera di grassi a una ricca di grassi e zuccheri, la flora batterica intestinale cambia drasticamente già nel giro di 24 ore, con la proliferazione di microrgansmi che facilitano l’assimilazione di queste sostanze e favoriscono l’insorgenza dell’obesità.