Sostanze naturali nella prevenzione dell’invecchiamento del cuore

Posted by on Agosto 25, 2014

Sostanze naturali nella prevenzione dell’invecchiamento del cuore

FruitFlow un particolare estratto di pomodoro ad attività antiaggregante piastrinica

Un nuovo derivato idrosolubile del pomodoro è stato presentato con il nome di FruitFlow e le ricerche cliniche su questo preparato hanno ottenuto dall’EFSA (EU Article 13.5 Health Claim) di poter utilizzare il seguente claim: Fruitflow aiuta a mantenere una situazione normale dell’attività di aggregazione piastrinica, contribuendo a instaurare e mantenere nel tempo un flusso sanguigno sano”.

Considerando l’autorevole fonte di approvazione, sicuramente ci troviamo di fronte a una novità importante nel campo dei nutrimenti naturali funzionali e dei loro effetti sulla salute umana.

Ormai anche le persone comuni hanno preso confidenza con i valori dei livelli nel sangue dei trigliceridi e quelli del colesterolo in tutte le loro forme cliniche, e soprattutto, la maggior parte di essi ha anche familiarità con il  loro significato sia in un regime di prevenzione che di terapia.

D’altronde, numerosi studi clinici hanno scientificamente dimostrato che livelli importanti di Omega-3 (una miscela di EPA e DHA, specifici acidi grassi poliinsaturi) sono in grado di diminuire le concentrazioni nel sangue dei trigliceridi dose-dipendenti, inoltre, possono aumentare la frazione delle HDL e migliorare il rapporto LDL/HDL, (nonché il rapporto stesso Omega6-Omega3).

La contemporanea assunzione di Vitamine del gruppo B (B6 e B12 in particolare, e di acido Folico (vit. B9) contribuisce ad abbassare anche i valori dell’omocistinemia, convertendola in un più sicuro amminoacido (L-metionina): ricordiamo che alti valori di Omocistinemia sono correlati con un aumento più che significativo delle patologie cardiovascolari e cerebrali.

Infine, l’assunzione regolare di fibre contribuisce positivamente a un abbassamento dei lipidi nel sangue (colesterolo compreso).

Il problema dei livelli del colesterolo e dei lipidi in generale non sono però il solo fattore di rischio da prendere in considerazione per una buona prevenzione dell’aterosclerosi: come abbiamo già evidenziato, questa malattia è multifattoriale e combattere uno o due fattori di rischio, sebbene importanti, a volte può non rappresentare una sicurezza dal punto di vista della protezione cardio e cerebrovascolare, statisticamente significativa.

Un altro fattore fisiopatologico è da sempre considerato prioritario nella gestione dell’aterosclerosi: l’iperattività piastrinica causata da determinati polimorfismi genetici, o da alcuni stati patologici dell’organismo, ma anche dallo stesso stile di vita  del soggetto in esame.

La formazione di aggregati piastrinici con il coinvolgimento di fattori coagulativi di conseguenza è un importante fattore patogenetico in molti disordini cardiovascolari: infatti, l’improvvisa occlusione di un vaso arterioso per la formazione di un tappo trombotico (in mancanza di una rottura del vaso stesso) è l’evento cruciale che induce una carenza di ossigeno, in grado di alterare la funzionalità di organi come il cuore ed il cervello.

Le piastrine svolgono un ruolo fondamentale nel mantenimento dell’omeostasi della coagulazione: in condizioni di normalità, le piastrine si muovono liberamente nella corrente sanguigna

e non aderiscono l’una all’altra; ma  in caso di iperattività piastrinica si verificano una serie di rapide reazioni a catena, che  vanno a stimolare il processo di coagulazione del sangue e la produzione di sostanze  che inducono l’attivazione piastrinica, un processo estremamente complesso che coinvolge molteplici recettori e ligandi.

Sulla base di questi dati sono state testate numerose classi di farmaci antiaggreganti come: i mimetici del metabolismo dell’Acido Arachidonico (Aspirina), gli antagonisti del recettore dell’ADP P2Y12 (Ticlopidina, Clopidogrel), gli antagonisti della glicoproteina IIb/IIIa (Abciximab, Eptifibatide, Tirofiban), gli inibitori della fosfodiesterasi (Dipiridamolo,Indobufene) e gli antagonisti del recettore TP del TXA2 (Picotamide).

L’era delle terapia antiaggregante piastrinica ha rivoluzionato il trattamento delle malattie cardiovascolari, principale causa di morte e morbilità nei paesi  industrializzati ed ancora oggi la ricerca in questo campo prosegue.

Sono, infatti, in fase di studio clinico altre molecole che probabilmente verranno emesse sul mercato  nei prossimi anni, una volta dimostrata la loro efficacia, tollerabilità e sicurezza.

Approfondimento sulle genesi e ruolo fisiologico delle piastrine
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Le piastrine, elemento figurato contenuto all’interno dei vasi sanguigni, sono chiamate anche

Trombociti: in pratica derivano da frammenti cellulari che hanno origine dai megacariociti presenti nel midollo osseo, che a loro volta prendono vita da una cellula staminale totipotente.

Questa cellula subisce una maturazione per endomitosi (divisione nucleare, ma non citoplasmatica) dando origine al megacarioblasto e successivamente al megacariocita da cui si formano da 2.000 a 8.000 piastrine in 3-12 ore.

La maggior parte dei  megacariociti resta nel midollo osseo e libera le piastrine nel sangue circolante; alcuni, invece, possono entrare nel sangue e farsi trasportare in altri organi, particolarmente nel polmone, ove rimangono e producono trombociti.

Le piastrine appaiono come piccoli corpuscoli sferici, ovali o allungati, delimitati da membrana, anucleati e con un diametro di 2-4 µm: quelle più grandi sono più giovani e quindi metabolicamente e funzionalmente più attive, invecchiando, subiscono un processo di frammentazione e perciò risultano di dimensioni inferiori.

Esse sono presenti nel sangue in un numero variabile da 150.000 a 350.000 per microlitro e hanno una vita media di circa 10 giorni, e se non vengono consumate nel processo di coagulazione, vanno incontro ad una distruzione ad opera dei macrofagi del fegato e della milza.

Le piastrine contengono due specifici tipi di granuli, quelli α che esprimono sulla loro membrana la molecola di adesione P-selectina e contengono fibrinogeno, fibronectina, il fattore V e vWF, il fattore piastrinico 4, il fattore di  crescita di derivazione piastrinica ( PDGF ) e il fattore di crescita trasformante-β ( TGF-β ); gli altri granuli sono i corpi densi o granuli δ che contengono nucleotidi dell’adenina ( ADP e ATP ), ioni calcio, istamina, serotonina ed epinefrina.

Le piastrine hanno diverse funzioni:

  • Emostasi: esse sono dotate della capacità di aderire ai margini dei vasi e di

aggregarsi formando il cosiddetto trombo bianco piastrinico; facilitano, inoltre,

la formazione di fibrina liberando importanti fattori della coagulazione e

partecipano alla retrazione del coagulo;

  • Infiammazione: oltre a svolgere un ruolo nell’emostasi, le piastrine liberano

anche sostanze biologicamente attive che hanno un ruolo nella risposta

infiammatoria; ammine vasoattive, quali la serotonina e l’istamina, possono

contribuire ad iniziare la risposta infiammatoria; inoltre i neutrofili e i

monociti producono sostanze che attivano le piastrine, promuovendone

l’aggregazione e inducendo la liberazione di nuove sostanze vasoattive.;

  • Fagocitosi: le piastrine fagocitano batteri e piccole particelle e legano le

endotossine collaborando alla detossificazione del plasma; il materiale

estraneo di piccole dimensioni è fagocitato attraverso il sistema di canali

esistente sulla membrana.

La funzione più importante delle piastrine è nell’emostasi, cioè il meccanismo che

minimizza o previene la perdita di sangue in seguito ad un danno endoteliale; essa è

caratterizzata da diverse fasi:

  • Fase vascolare: subito dopo la lesione si ha una vasocostrizione locale grazie

ad un fattore che è l’endotelina e la riduzione del flusso ematico;

  • Fase piastrinica: con la formazione del “trombo bianco”; questa fase avviene

entro pochi minuti dalla lesione e, insieme alla fase vascolare, costituisce il

processo noto come emostasi primaria, che in genere è sufficiente a riparare

le lesioni capillari;

  • Fase coagulativa: nel caso di lesioni più profonde l’emostasi primaria non è

sufficiente a riparare il danno, si ha perciò la trasformazione della

protrombina in trombina, la quale converte il fibrinogeno in fibrina, formando

il coagulo o “trombo rosso”.

  • Fase fibrinolitica: infine, c’è la retrazione del coagulo, grazie ad una proteina

contrattile, la trombostenina; dopo che l’emorragia è stata arrestata, il

coagulo viene gradualmente dissolto mediante la degradazione dalla fibrina in

frammenti solubili ad opera dell’enzima plasmina.

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FruitFlow: il prodotto

Fruitflow ® è un ingrediente alimentare di nuova introduzione nel mercato mondiale delle materie prime funzionali e rappresenta un importante passo nel consentire a mantenere una normale attività di aggregazione piastrinica, che è alla base di un flusso sanguigno sano.

In numerosi studi clinici internazionali, il consumo regolare di Fruitflow ® ha consentito il raggiungimento di un ottimale stadio di aggregazione piastrinica (omeostasi piastrinica) con conseguente miglioramento del flusso di sangue.

L’effetto si verifica dopo l’ingestione di una dose di FruitFlow (entro 1,5 ore) e dura da 12 a 18 ore.

Se assunto regolarmente con una posologia di una volta al giorno, l’effetto è continuativo e lo rende ideale per l’uso in alimenti funzionali o integratori alimentari.

L’aggregazione piastrinica può variare la sua attività fino a diventare un fenomeno patologico: in questo caso le piastrine mostrano una tendenza spiccata ad aggregarsi tra loro, a causa di una varietà di situazioni fisio-patologiche come lo stress, il sovrappeso, in presenza di alti valori di colesterolo ma anche a causa di sforzi atletici intensi durante l’attività sportiva di tipo agonistica.

Il consumo regolare di Fruitflow mantiene un livello di aggregazione piastrinica il più fisiologico possibile e consente il mantenimento di un flusso di sangue più regolare nei vasii sanguigni.

Nel caso di utilizzo giornaliero di Fruitflow ® il meccanismo di aggregazione piastrinica non viene inibito nel caso di un infortunio o una emorragia, non interferendo con il naturale processo di coagulazione del sangue.

FruitFlow rappresenta il primo ingrediente alimentare ad aver ottenuto uno specifico claim dall’EFSA (articolo 13.5), è supportato da almeno 8 lavori clinici sull’uomo pubblicati, è completamente naturale sano e sicuro anche in un consumo giornaliero di diversi mesi.

Gli studi dimostrano una risposta clinica nel 97% dei casi trattati: la sostanza è altamente stabile e solubile in acqua e quindi facilmente impiegabile in bevande, in compresse, o addizionato come alimento funzionale; non ha un odore particolare o un sapore deciso così come mostra un colore tenue.

Impieghi salutistici possibili

Dalla disamina delle caratteristiche possedute da FruitFlow è facile indicare un suo utilizzo in prodotti pensati per garantire un benessere duraturo dell’apparato artero-venoso e cardiovascolare in primis; in quest’ambito, infatti,  tre sono i fattori di rischio più impattanti sul benessere di vasi e cuore: l’aumento della pressione arteriosa, l’alterazione dei parametri della colesterolemia  (HDL, LDL, VLDL e dei trigliceridi) e l’aumento della aggregazione piastrinica.

L’introduzione di FruitFlow consente di avere a disposizione una sostanza funzionale in grado di assicurare la normalizzazione dell’attività piastrinica e prevenirne una sua alterazione fisiopatologica.

 

L’efficacia e la sicurezza di impiego

Fruitflow ® è stato scoperto dal professor Asim Duttaroy al Rowett Research Institute in

Aberdeen nel 1999; da allora, l’efficacia di Fruitflow è stata testata in dieci diversi studi su

volontari sani con i seguenti risultati:

  • Il consumo  a spot o regolare di FruitFlow ha consentito una più fisiologica attività delle piastrine che sono sembrate meno influenzabili a variare il loro stato di omeostasi anche in presenza di stimoli favorenti una iperattività piastrinica; e anche l’aspetto delle piastrine ha mostrato un miglioramento della loro superficie che è diventata “più liscia e meno rugosa” a tutto beneficio di una diminuita tendenza ad aderire l’una con l’altra (sempre senza agire negativamente in caso d’improvviso bisogno d’intervento);
  • La risposta dei pazienti “responder” è risultata del 97% anche in studi isolati e di post-marketing;
  • La sicurezza d’impiego anche continuato è stata confermata in diversi studi sull’uomo.
  • La manegevolezza d’impiego e l’assenza di effetti collaterali di una certa importanza si sono verificate anche su trattamenti a medio e lungo periodo: in particolare non sono stati segnalati casi di allergia e/o aumento del rischio emorragico anche in pazienti in trattamento con farmaci anti-piastrinici specifici.

Composizione

 

Fruitflow ® è un solubile in acqua, ed è ottenuto attraverso un procedimento brevettato trattando soluzioni di pomodoro concentrato e sviluppato in due varianti:

  1. FruitFlow sciroppo idrosolubile;
  2. FruitFlow il suo zucchero derivato sotto forma di polvere.

Questi due prodotti sono preparati da estratto di pomodoro utilizzando processi di alta tecnologia e sono destinati ad essere utilizzati come ingredienti nutrizionali per il cibo, bevande e Integratori Alimentari (entrambe le forme di Fruitflow ® sono standardizzate su 3 frazioni bioattive.

Applicazioni e dosaggio

Fruitflow ®I  è facile da impiegare in caso di produzione di bevande, o unito al latte alla dose di 3 grammi al giorno

Fruitflow ®II è stato sviluppato per l’uso in Integratori Alimentari, con un dosaggio giornaliero  raccomandato di 150 mg.