Riflessioni sull’odio e sulla malattia fisica

Posted by on Novembre 2, 2019

Riflessioni sull’odio e sulla malattia fisica

Non ricordo con chiarezza se la parola odio mi fu insegnata da bambino o se circolava tra noi adolescenti, certo è che fui profondamente colpito quando mia figlia alla scuola media mi disse, “odio quella bambina”. Sentii quella parola fuori luogo nella bocca di mia figlia tanto che le chiesi cosa volesse esprimere. Mi disse che le era antipatica, non era d’accordo con il suo modo di pensare, si era contrapposta a lei. Le spiegai che odiare è qualcosa di molto forte e dannoso alla mente umana perché blocca la comprensione del punto di vista dell’altro e non permette a noi di entrare in sintonia con la nostra parte più profonda, il nostro Sé. L’odio è un attributo dell’ego che si contrappone all’altro. Già il giudizio su noi stessi e sugli altri porta la nostra mente razionale sui due estremi del mondo polare in cui viviamo e questo è umano: esiste il bianco ed il nero, l’uomo e la donna, il giorno e la notte, il buono e il cattivo. Nel momento della nostra incarnazione materiale siamo immersi in un mondo polare dove regna il giudizio, ma questo non deve portarci fuori dall’armonia del nostro essere.
Come medico, studioso da sempre anche delle culture orientali, paragono le persone che popolano il pianeta alle cellule del nostro corpo. Possediamo 40 bilioni di cellule ed ognuna ha una funzione specifica. Le cellule sono esseri viventi e come tali parlano tra loro. Lo fanno attraverso le molecole segnale: citochine, ormoni, neurotrasmettitori e molti altri sistemi. Queste molecole che trasmettono informazioni sono estremamente piccole, nell’ordine dei fentogrammi (è il modo con cui le cellule parlano tra loro). Questa è la rappresentazione di un sistema armonico. Passiamo dalle cellule e dal corpo che le contiene alla comunità umana vista come un corpo unico e globale,
formato da tanti individui che ne rappresentano le cellule. Ogni individuo ha una sua eccellenza di competenza che è espressione del suo sé, quello che gli orientali chiamano “darma”. Cosa completamente diversa dal karma, che è legato alla causa effetto.
Cosa c’entra tutto questo con l’odio?
La nostra mente emette milioni di pensieri ogni giorno, questi sono necessariamente condizionati dalla polarità del nostro mondo. Viaggiano cioè tra un’accezione negativa e positiva e si trasformano in giudizi su noi stessi e sugli altri. Tutto ciò determina una rete densa di comunicazioni inter-neuronali che non ci permettono di entrare in comunicazione con il nostro sé, la nostra essenza.
La salute è legata all’armonia del nostro essere, alla soddisfazione nel lavoro, nelle relazioni e nel rapporto con noi stessi.
Entrando nella rete dei giudizi, e soprattutto estremizzandoli, portiamo disarmonia nel nostro essere mentale e soprattutto fisico.
Pensate se una cellula del corpo decidesse di odiare un’altra cellula perché la ritiene inferiore e cominciasse a non fare il suo lavoro. Cosa accadrebbe? Il corpo si ammalerebbe.
Il pensiero è energia ed informazione capace di plasmare il mondo circostante al punto di indirizzare l’espressione genetica attraverso l’epigenetica, da ciò possiamo facilmente comprendere che estremizzare un pensiero sino all’ “odio”, fa gravemente danno alla salute.
Si dice che il polo opposto dell’odio sia l’amore, ma anche qui siamo in una estremizzazione. L’amore come possesso è l’altro estremo dell’odio: ambedue sono patologici.
Ad una popolazione che sta via via perdendo le sue radici e la sua natura, spinta dalla ricerca del piacere e del profitto a tutti i costi le mie parole potranno sembrare insensate, ma invito chi legge a riflettere sul danno che ogni giorno subiscono i nostri figli dai miti messi alla ribalta dai mezzi di informazione. Il bambino non cresce più nella ricerca di sé stesso e delle sue doti, ma nella folle rincorsa a diventare qualcos’altro, perdendo anni della sua vita che ai suoi occhi sembra infinita ed invece è assai breve.
Con l’avvento dei social il fenomeno dell’odio si è amplificato. È come se recitassimo su un palcoscenico planetario dietro una maschera che permette di dar sfogo alla rabbia repressa attraverso l’odio per le donne (misoginia), per gli uomini (misandria), per gli omosessuali (omofobia), per la razza umana (misantropia) e ultimamente per l’omeopatia (omeofobia). Per poi estendere l’odio verso una nazione, una ideologia, una fede religiosa, una etnia. Non ci rendiamo conto che attacchiamo una parte di noi stessi, della nostra ombra più profonda, una parte del nostro essere che non accettiamo.
Perdiamo inutilmente energia che potremmo utilizzare per stare in armonia con il nostro essere profondo.
Facciamo ogni giorno migliaia di cose, abbiamo abituato i nostri figli ad impegnarsi in tantissime attività, così che non possano avere il tempo di pensare chi sono e perché sono nella nostra comunità umana. Ci fermiamo mai a chiederci: “Chi sono io?” “Perché sono qui?”.
Abbiamo accelerato il nostro tempo interiore, vogliamo tutto e subito, ma questa è una distorsione della realtà, che danneggia profondamente il nostro organismo portando a malattia, ipertensione, squilibri autoimmuni e cancro. Espressioni del fatto che il corpo non riconosce più sé stesso e lo combatte come facciamo noi nei confronti degli altri.
Tutto questo non vuole affermare che dobbiamo essere privi di giudizio, l’errore è nell’estremizzazione di una valutazione. Saper distinguere una cosa buona da una cattiva è positivo, ma trasformare un pensiero dissenziente dal nostro in odio, questo è dannoso al buon funzionamento del nostro corpo e della società umana.
Ascoltando una trasmissione per radio ho sentito alcuni messaggi in cui si asseriva che eliminare l’odio vuol dire stravolgere l’essenza stessa di facebook. Non credo che i social e la rete siano nate con questo scopo.
Internet si è trasformato per motivi economici di guadagno in una ricerca di click e di identità, e lo fa smuovendo le paure e le rabbie che albergano nei meandri più profondi dell’essere umano. Invece di confrontarci con i nostri fantasmi interiori li proiettiamo in rete alimentando le catene del giudizio e dell’odio. Il vero pericolo è che stiamo perdendo il contatto con la realtà e con il nostro essere.

Prof. Osvaldo Sponzilli
Direttore Ambulatorio di Medicina Anti Aging, Omeopatia e Agopuntura
Ospedale San Pietro FBF Roma
Professore Incaricato in Medicina Vibrazionale
Università Tor Vergata Roma,
Già Professore Incaricato Medicina Estetica Università di Camerino.
Professore Incaricato Master di Oncologia Integrata Università La Sapienza Roma
Consulente Medical Spa Roma Via Cassia 1840 (Olgiata) tel 06 3088 9466
Consulente Centro Terapia del Dolore Sa.Mo Roma
Centro Studi di Endocrino-Ginecologia – BHRT THERAPY
Centro di Salute Gheos Barcellona Spagna +34 934364171 C/Nàpols 216-218
Corrispondente Stampa Medica Tecniche Nuove
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