L’ Organoterapia diluita e dinamizzata per prevenire i fenomeni di invecchiamento.

Posted by on Ottobre 14, 2013

L’ Organoterapia diluita e dinamizzata per prevenire i fenomeni di invecchiamento.

L’invecchiamento fisiologico va distinto da quello patologico che e rappresentato da una serie di segni e sintomi ad insorgenza rapida e precoce.

Tuttavia l’invecchiamento fisiologico non sempre va di pari passo con l’età anagrafica, per cui dobbiamo distinguere anche un’età biologica che spesso non corrisponde all’età effettiva.

La vita dell’uomo e regolata dall’equilibrio tra il Sistema Nervoso,  Immunitario ed Endocrino. Dobbiamo quindi considerare l’organismo come un sistema aperto dove ogni singolo distretto comunica e collabora con gli altri al fine di garantire un buon equilibrio dell’insieme con l’ambiente. L’invecchiamento deve quindi considerarsi come una alterazione della comunicazione tra questi tre grandi sistemi, in definitiva una sconnessione di segnali e di informazioni che porta ad una maggiore vulnerabilita dell’organismo  nei confronti degli agenti patogeni.

Vediamo ora come sia possibile contrastare i processi di invecchiamento attraverso l’organoterapia diluita e dinamizzata per via orale e/o sottocutanea.

Nell’antichità, ghiandole e organi animali sono stati utilizzati ai fini della stimolazione dei rispettivi organi malati o in ipofunzione (Ippocrate di Cos, Scuola di Salerno, ecc.)
L’opoterapia si basava su un principio in un certo senso endocrinologico ed è stata sviluppata notevolmente da Paracelo che introdusse il metodo di preparazione alchemico degli estratti di organo. È nel XIX secolo che l’organoterapia fa il suo ingresso nel repertorio omeopatico, a partire dal 1904 infatti guadagna notorietà grazie ai lavori di Baylisse Starling sugli ormoni.

L’Organoterapia diluita e dinamizzata nasce quindi dai seguaci di Hahnemann che trasformano gli organi in preparati omeopatici che agiscono non più per il principio dei simili, ma dell’uguale.

In funzione della diluizione ultra bassa, si entra nel concetto di ormesi della medicina molecolare. Il primo fu Ippocrate, quando osservò che l’Elleborus niger, pianta capace di provocare una diarrea simile al colera, poteva, in piccolissime dosi, curare proprio il colera. Senza saperlo, il padre della medicina aveva formulato il primo abbozzo della teoria dell’ormesi, in base alla quale una stessa sostanza può avere effetti benefici a basse dosi, dannosi ad alte dosi. La medicina tradizionale si basa sulla linearità dose-risposta: l’effetto aumenta con l’aumentare della dose. Non sempre è così: molte sostanze – ne sono state individuate oltre 5.000 – hanno un effetto stimolante a basse dosi, inibente a dosi elevate.

La legge dell’ormesi fu enunciata dai due ricercatori Arndt e Schulz alla fine dell’800. Ma il fenomeno fu contrastato aspramente dalla scienza convenzionale. Anche perché uno dei suoi enunciatori, Arndt, era uno psichiatra esperto anche in omeopatia, e un’accettazione della legge dell’ormesi avrebbe significato anche il riconoscimento della validità terapeutica dei medicinali omeopatici.

A riprendere e approfondire la teoria dell’ormesi è stato Edward J. Calabrese, docente di tossicologia all’Università del Massachusetts, che studia il fenomeno da quasi vent’anni, e ne ha dimostrato la validità per circa 5.000 sostanze, che possiedono appunto questo comportamento ambivalente. Calabrese sta conducendo, con numerose pubblicazioni (oltre 300) su riviste autorevoli quali Nature e Scientist, una strenua battaglia perché, attraverso il riconoscimento del fenomeno dell’ormesi, si giunga a una rifondazione delle basi della farmacologia e della tossicologia.

Le azioni saranno quindi secondo la diluizione frenatrici, di regolazione o di stimolo.

Tralasciamo in questa trattazione il concetto di “isoterapia” altrettanto valido in medicina anti-aging, che consiste nel preparare diluizioni omeopatiche da tessuti, secrezioni o escrezioni dello stesso individuo per attivare il sistema immunitario verso una autoregolazione.

L’obiettivo della organoterapia omeopatica è quello di rinnovare il corpo indebolito: la parola d’ordine della sua azione è biostimolazione e rigenerazione cellulare.

Il riconoscimento di un segnale codificato, di una memoria arcaica ontologica, l’esistenza di una risposta tissutale attraverso il complesso di istocompatibilità proprio della nostra identità genetica permette una informazione cellulare nuova senza fenomeni di rigetto.

Si stimolano in tal modo ricostruzioni cellulari di elementi giovani, di enzimi, di amminoacidi, di DNA, di RNA, di ribosomi e di lyzosoma.

L’esistenza di fattori di crescita organo specifico come il Nervous .Grow Factor, l’Epidermic Growth Factor e il Fibroblast Growth Factor (ora disponibili anche in diluizione omeopatica); la scoperta di meccanismi di riconoscimento, di comunicazione, di cooperazione e regolamentazione tra cellule e tra organi da parte di ricercatori in biologia molecolare così come una migliore comprensione del sistema immunitario e lo studio della psico-neuro-endocrinologia, danno nuova luce all’organoterapia diluita e dinamizzata.

Tutto questo porta a una rivitalizzazione delle funzioni del corpo, con il recupero di attività fisica, psichica e sessuale con un rallentamento nell’evoluzione dell’invecchiamento.

Nell’organoterapia dobbiamo prendere in considerazione tre fattori uno farmacologico, uno immunologico e uno elettromagnetico.

Il meccanismo d’azione farmacologico si esplica con un mediatore che scatena o arresta il funzionamento dell’organo, tramite feed-back. “L’organo agisce sull’organo”.

A dosi infinitesimali l’organoterapico apporta un mediatore che modula l’attività dell’organo.

Il fattore “dose” interviene in modo diretto in tali meccanismi, poiché i mediatori sono assunti nell’organismo in concentrazioni molto basse.

La loro azione si esercita attraverso l’AMP ciclico1 (Adenosin-monofosfato ciclico) o GMP ciclico2 (Guanosin-monofosfato ciclico).
Test specifici hanno dimostrato che una diluizione di istamina a 1.10-6 (3 CH) blocca la liberazione di istamina (degranulazione) dai basofili, fissandosi sui recettori H2 di questi leucociti.

Il meccanismo d’azione immunologico si realizza con le basse quantità di auto- anticorpi bloccati dall’introduzione dell’antigene specifico, caratterizzato dall’organoterapico diluito e dinamizzato. Infatti una delle cause di disfunzione di un organo può essere determinato dalla formazione di auto-anticorpi che bloccano l’organo stesso. Ciò può essere corretto dall’introduzione di antigeni d’origine animale, dotati della stessa specificità.

Ogni organo ammalato, a causa della sua lesione, acquisisce in seno all’organismo delle proprietà antigeniche e induce per questo fatto la fabbricazione di auto-anticorpi anti-organo.

Quest’ultimi attaccano la parte di organo lesa per facilitarne l’eliminazione.

Il potere antigenico comune esistente fra porzione lesa e porzione sana determina un attacco alla parte d’organo rimasta sana e provoca il formarsi di una lesione che induce fabbricazione di auto-anticorpi anti-organo.

Il feed-back stabilito deve essere eliminato, bloccando la formazione degli auto- anticorpi anti-organo. La somministrazione dell’organo diluito rappresenta la diluizione dinamizzata dell’antigene.

La specificità antigenica d’organo si trova in relazione con l’aspetto funzionale dell’organo stesso: i metodi immunologici (reazione ELISA) permettono di valutare la buona conservazione dei mediatori e la presenza di antigeni.

Gli immuno-complessi con eccesso di anticorpi o in equivalenza (con pochi antigeni) sono degradati con la massima facilità, invece gli immuno-complessi con eccesso di antigeni, sono responsabili delle malattie da immuno-complessi.

Le dosi molto basse di antigeni sono dotate di potere correttivo e prive di qualsiasi tossicità.

L’effetto elettromagnetico si realizza con un vero e proprio fenomeno di “risonanza” nelle molecole dell’acqua quasi che essa fosse “condizionata” e quindi “condizionabile”, come risulta dalle ricerche del premio Nobel Luc Motagner. In questo discorso rientra la fisica degli scambi a livello di membrane cellulari e l’influenza sulla matrice extracellulare.

Per degli effetti generali i preparati d’organo possono essere somministrati per via sublinguale.

L’assorbimento attraverso la mucosa sublinguale riccamente vascolarizzata ed innervata è importante per il ruolo dei neuro-trasmettitori e degli ormoni e il conseguente riconoscimento d’organo o sistema organico di destinazione.

Alcuni esempi di somministrazione di organo terapici per via sub-linguale sono:

Per contrastare la sindrome metabolica

Insulinum 7ch e 9 ch Colesterinum 200k e 1000k

Per ritenzione liquidi:

ipofisi lobo anteriore 9 ch (per la diuresi) rene 4 ch
follicolinum 9 ch
ipotalamo 7 ch

Per obesità ginoide:

ipofisi lobo anteriore 3 ch

Per obesità androide:

surrene 9 ch ovaio 4 ch

Per iperfagia:

asse cortico-ipotalamico 7 ch diencefalo 7ch – 9ch

Per un effetto anti-aging

il growth hormone

La terapia iniettiva sottocutanea è invece da considerarsi di elezione per gli effetti locali.

Vengono utilizzati farmaci d’origine animale come proposti da R.Steiner in “Scienza dello Spirito e medicina” (1920).

È stato fin dall’inizio prescelto il bovino per la sua peculiarità di esaltare maggiormente l’attività della digestione, del ricambio e dell’anabolismo. Nel bovino infatti vivono intensamente le forze costruttive del metabolismo.

I preparati d’organo vengono ricavati da bovini allevati secondo i dettami della biodinamica.

I prodotti antroposofici tedeschi sono certificati nella materia prima confacente con i requisiti della farmacopea Europea, quindi prodotti privi di rischio di trasmissione di patogeni e di encefalopatie spongiformi”

Come vengono preparati gli organoterapici antroposofici iniettivi?

La sostanza organica fresca viene dischiusa ancora dotata di un certo calore grazie a un particolare procedimento con l’impiego di glicerina.

La glicerina o glicerolo è una sostanza che si addice alla matrice proteica dell’organo animale e non la denatura. Nella sostanza di partenza pronta all’uso il materiale organico si trova in soluzione o in sospensione finissima.

Il processo farmaceutico della dinamizzazione, imprimendo nella matrice il complesso di forze della tintura madre, ancora prossima al piano sostanziale, eleva i preparati d’organo potenziati, verso un altro piano funzionale.

Essi agiscono al livello del principio regolativo dell’organizzazione vitale, che si trova alla base degli organi fisici.

I preparati d’organo potenziati possiedono un’affinità per il metabolismo dell’omologo organo umano.

L’organismo in toto, o l’organo interessato, reagiscono al preparato d’organo dinamizzato con un aumento o una diminuzione del proprio metabolismo energetico fisiologico.

Quindi anche dopo ripetute somministrazioni, di regola non si scatenano reazioni allergiche.

Si potrebbe anche dire che la terapia con preparati d’organo né impedisce la malattia (come la vaccinazione), né la rende incapace di esprimersi (come fanno i nosodi). Essa invece sostiene l’organismo nel processo di guarigione fornendogli un modello di funzionamento.

I preparati d’organo potenziati agiscono nei confronti della matrice ancora indifferenziata da cui dipende anche la risposta immunitaria, quella trama mesenchimale nota pure come “milieu” interno degli organi (Pischinger).

Questo “milieu” interno forma il substrato vivente che regola l’attività di ogni organo e si identifica con il complesso reticoloendoteliale, totipotente, che per tutta la vita mantiene un carattere embrionale. Vi si svolgono fenomeni di autoregolazione biologica già prima della comparsa di centri ad esso sovraordinati, come anche i processi anabolici e catabolici del ricambio, quelli di disintossicazione e quelli immunologici.

La matrice interstiziale è uno spazio tridimensionale occupato da una complessa impalcatura di fibre e da un contenuto di molecole semplici e complesse: fibre collageno- elastiche che conferiscono al tessuto elasticità e resistenza e proteoglicani che reagiscono con l’acqua interstiziale.

L’acqua a livello interstiziale viene intrappolata sotto forma di gel dalle molecole di proteoglicano.

Gli organopreparati dinamizzati hanno la capacità di lavorare sulla matrice interstiziale anche attraverso un effetto elettromagnetico di risonanza nelle molecole dell’acqua. Lo stato in cui si trova l’acqua interstiziale dipende dal grado di idratazione del tessuto il quale, a sua volta, è legato alla pressione idraulica della fase liquida dell’interstizio stesso.
Il grado di idratazione tra i vari tessuti è molto variabile e riflette sostanzialmente diverse condizioni funzionali.

Nella matrice che s’imbibisce e s’impoverisce di liquido (sol/gel), si distribuiscono i capillari emolinfatici e anche le terminazioni delle fibre nervose vegetative.

Quest’ambito che si sta descrivendo non è una gelatina inerte ma espressione e vettore essenziale delle strutture viventi.

Il blastema mesenchimale embrionale contiene potenzialmente, in forma totipotente, tutte le forze formative e le forme dei tessuti differenziati.

Secondo la scelta delle diluizioni
agiremo:

  • sul polo metabolico attività anabolico-iperergica (D4,D5,D6) (malattie cronico-degenerative) azione stimolante
  • sul polo ritmico (D8) azione regolatrice
  • sul polo neuro-sensoriale attività catabolica-ipoergica (malattie infiammatorie) (D10,D15,D20,D30) azione inibente

La scelta dell’organo o del tessuto specifico avviene di solito in base alla analogie tessutali, all’azione specifica dell’organo e alle sue possibilità sinergiche.

Ricordiamo che per “mimetismo molecolare” non scientificamente provato alcuni ritengono che giochino un ruolo importante l’analogia architettonica del tessuto, i fattori di crescita, di comunicazione, di trasmissione e di regolazione degli organi o dei sistemi organici tra loro.

È importante ricordare che il ciclo cellulare si completa in circa 21 giorni, ed è logico che i primi effetti si facciano sentire dopo circa tre settimane. Gli effetti generali di rivitalizzazione si estenderebbero ben oltre la cura e trovano il loro massimo dopo due o tre mesi.

Per la biostimolazione dei fibroblasti e del tessuto connettivo in medicina anti-aging sono fondamentali:

Amnion Bovis D5

Bindegewebe D5

Cutis feti D5

associati a :

Funiculus umbelicalis D5

Mesenchym D5

che vanno iniettati su viso, collo e decoltè con microaghi da 30 G – 0,3 x 13 mm.

Ultimamente è stato sperimentato con successo in ambito ufficiale (Università Cattolica di Roma) un prodotto organoterapico antroposofico che si è rilevato eccellente per l’alopecia aerata: la Galea Aponeurotica, da iniettare direttamnete nel cuoio capelluto.

Possiamo concludere che l’organoterapia per via generale e locale contribuisce notevolmente a mantenere in equilibrio la fisiologia umana rallentando i processi di invecchiamento e quindi lo scorrere dell’età biologica.

 

Osvaldo Sponzilli
M.D.
Docente Università Tor Vergata Roma

Direttore Ambulatorio di Medicina Anti Aging, Omeopatia e Agopuntura Ospedale San Pietro FBF Roma

sponzilli.it